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di Fernando Muraca

La scrittura breve per la fiction e l'ideazione di un backstage  

(Trascrizione della registrazione della lezione tenuta a Intermediando il 18 giugno 2007, rivista) 

fernandomuracaLa scrittura per il cortometraggio, per film brevi, in genere viene affrontata dagli stessi registi, oppure i registi si fanno aiutare da sceneggiatori a realizzare le proprie idee.

In molti casi non è una scrittura che ha una struttura rigida, anche perché capita spesso che i cortometraggi sono realizzati da persone esordienti, che stanno iniziando a fare questo lavoro e non sono completamente formate.

Non hanno quindi ancora strumenti professionalmente sufficienti per scrivere una sceneggiatura.

Non dobbiamo pensare che la narrazione breve ha una minore dignità di quella più estesa. Il cortometraggio corrisponde un po' a quello che in letteratura potrebbe essere il racconto rispetto al romanzo.

Ci sono delle storie che sono adatte ad una narrazione breve che se fossero raccontate in modo più esteso non "reggerebbero" (si dice così nel gergo professionale). Certe storie funzionano perfettamente raccontate in un cortometraggio proprio perché è la loro natura che si presta ad essere raccontata in un tempo più breve.

Spesso accade che i film brevi,  a causa del modo schematico in cui vengono concepiti, finiscano con un colpo di scena. Oppure che siano dei veri e proprio sketch.
Questo accade perché gli autori che affrontano la realizzazione di un cortometraggio non hanno una consapevolezza  che stanno realizzando un vero e proprio film.
Il cortometraggio è un film nella sua forma breve, e va affrontato con questa prudenza perché può sfuggire di mano, come sfugge di mano agli autori a volte il lungometraggio. 

La forma breve, cioè questo tempo limitato, costringe ad un sapiente uso delle dinamiche drammatiche, ancora di più che nella forma del lungometraggio. Perché nel lungometraggio anche se ci sono delle parti dove quel film "sbanda", si può recuperare. Lo spettatore a molti minuti per dimenticare una parte poco riuscita che si trovava magari all'inizio del film. L'autore riuscirà comunque a comunicare l'idea di fondo che lo a spinto a realizzare la sua opera perché ha più tempo per svolgere questo compito. 

Nel cortometraggio basta un solo elemento che non è al suo giusto posto perché il film risulti non riuscito. Quindi diciamo fare un bel cortometraggio è una cosa difficilissima... Oltretutto spesso, il più delle volte, diciamo quasi sempre, i cortometraggi vengono realizzati senza i mezzi necessari per svolgere questo compito e come abbiamo sottolineato da persone non molte esperte ... 

Adesso vorrei affrontare i problemi della costruzione del cortometraggio insieme con voi iniziando dal farvi  vedere alcuni corti che  ho realizzato. Ho scelto di portarvi i miei film e non film ipotetici perché in un certo senso io sono qui anche per essere divorato un po' da voi, giudicato, decostruito.

I miei film hanno dei problemi, non sono tutti dei film ben riusciti. Quindi diciamo io ve li offro per smontarli insieme, capire le dinamiche drammatiche e capire come funziona la costruzione di una storia per la forma breve. Allora vediamo subito il primo. Si tratta del il mio primo cortometraggio, quindi incominciamo proprio dal capitolo zero... 

Questo cortometraggio è realizzato in un giorno, un giorno di riprese. S'intitola "Ti porto dentro".

Per visionare il cortometraggio si può andare a questo indirizzo:  

www.myspace.com/fernando_muraca

Ero stato ad un funerale, era morta una persona, però era stata una specie di festa perché questa persona che era morta aveva vissuto bene, aveva amato molto nella sua vita. Ed io mi sono detto. Beh certo questa cosa andrebbe raccontata, perché sentivo che la morte era un tema eluso nella nostra società, non se ne parlava... L'esperienza di questa persona rappresentava l'idea della buona morte cristiana. Allora mi sono posto il problema di come raccontare questa storia

Il cortometraggio ha questa difficoltà. In 6 minuti dovevo raccontare di una storia che parlasse della buona morte. Ho creato due tempi. Due zone temporali. Il film comincia nel presente e introduce subito il dramma, cioè si vede che è successo qualcosa. Si vede  una donna provata da qualche esperienza e ci sono molti elementi che lo raccontano. L'espressione del suo viso per esempio. Ma  ci sono anche elementi molto simbolici. Ad un certo punto avete visto c'è un inquadratura di lei piccolissima di fronte a questo immenso albero spoglio.

Quindi senza dire niente, senza il bisogno di dialoghi, attraverso elementi simbolici che sono scritti nella sceneggiatura, perché quello che avete visto era già tutto scritto nella sceneggiatura, si dà il contenuto della storia. All'inizio del film si introduce quindi in un tempo presente un dramma. E quando siamo arrivati negli occhi di questo dramma che sono quelli del primissimo piano della protagonista facciamo un salto indietro nel tempo, saltiamo nel tempo e vediamo un brano della sua vita che non sappiamo cosa ci porterà e cioè il momento in cui suo marito le ha chiesto di sposarla.

Quindi, io ho fatto così. Volevo raccontare una cosa importante, cioè la cosa che valeva di più per questo uomo, il rapporto più importante con sua moglie. Ho scelto un momento di questo rapporto quello che si può raccontare in un cortometraggio, un momento molto simbolico che ci dice tutto della loro felicità e di come sono... In due minatisi può riuscire a dire il grande amore che legava queste persone ma anche  una serie di altre cose per esempio: il tipo che è lui, uno che architetta tutto questo scherzo, che nasconde l'anello e poi va via, che la guida così con la lettera... Abbiamo costruito il personaggio... E' un tipo interessante e lo abbiamo fatto mettendolo in scena. Non c'è qualcuno nel film che dice "guarda lui è proprio un tipo interessante". Sarebbe stato didascalico...

La strategia è stata quella di raccontare questo grande amore in un momento importante dove si vede in atto e sfruttando contemporaneamente l'occasione per tratteggiare il carattere dei personaggi. Quindi il protagonista maschile viene fuori come uno interessante capace di chiedere alla sua amata di sposarsi con un modo molto originale. Lei è una donna capace di seguirlo in questo gioco, di accogliere questa sua originalità di entrare in comunicazione con lui. E poi alla fine, ad un certo punto si capisce che lui è morto, quando lei si mette la fede di lui. Abbiamo raccontato che lui è morto con un gesto che fa la protagonista. Ancora una volta un'azione molto simbolica. Niente dialoghi.

Solo quando sappiamo ormai tutto quello che è successo entra la voce fuori campo.

La prima cosa che ho scritto è stato questo monologo, questa voce fuori campo. Il resto della storia è venuto dopo quando avevo chiaro già il finale. Tutta la storia è costruita per rendere efficace il monologo finale.

Per costruire una narrazione omogenea ho introdotto la lettera che lui scrive alla fidanzata per inserire fin dall'inizio stilisticamente la voce fuori campo. Ho cercato quindi una unità di stile nella narrazione. Introducendo fin dall'inizio la voce di lui  non arriva di colpo una voce fuori campo nel film dal nulla, ma è stata introdotta fin dall'inizio del film.

Colgo qui l'occasione per dire che ogni sceneggiatura può avere diversi livelli di discorso narrativo. Diversi livelli di narrazione. Ill primo livello è quello in cui si racconta la storia, la concatenazione di fatti, il plot e questo lo capiscono tutti.

Poi ci sono livelli più profondi. Si tratta di una narrazione meno esplicita, spesso raccontata da elementi simbolici e che pretende anche una certa capacità di lettura da parte dello spettatore.  

Una buona sceneggiatura ma anche una sola scena scritta bene ha sempre più livelli di narrazione.

Nell'ultima scena di Ti porto dentro dove c'è la voce fuori campo,  il primo livello è dato dal significato delle parole che vengono pronunciate dal protagonista... Ma poi ce né un altro, perché mentre lui dice queste cose lei cammina... Lei si mette l'anello, si asciuga una lacrima e poi va. C'è un secondo livello quindi... Lei in un certo senso, mentre va, perché non si ferma in questo albero in questo dolore, ma come dire... va verso la vita, verso un mondo che noi sappiamo che cos'è e mentre cammina risente queste parole... Forse quelle di una lettera che lui ha scritto e le ha lasciato da qualche parte. Quindi un sottotesto è -  per chi riesce a capirlo se l'autore è riuscito a costruirlo efficacemente -  dire che lei non si ferma lì in quel momento doloroso ma va... camminava verso la vita.

Quindi oltre a questa voce fuori campo c'è un secondo livello, l'inquadratura fissa, l'albero e lei che va verso la vita.

Io ho chiesto al direttore della fotografia nel tempo presente della storia una luce grigia, che desse questo senso di prostrazione...  Nel tempo passato della storia, gli ho chiesto una fotografia molto  patinata, quasi da pubblicità, cioè che sottolineasse in un modo anche banale, cioè non sofisticato questo amore. Come un cuore\amore. Cioè proprio doveva essere una cosa semplice, adolescenziale...

Ero preoccupato che si capisse chiaramente quando ero nel presente, quando ero nel passato. (il primo livello della narrazione) Questo elemento fotografico serviva per due motivi. Per sottolineare la differenza di tempo e per far capire la storia e per sottolineare le emozioni della protagonista , nei momenti diversi della sua vita.

Questo è l'unico caso in cui ho scritto da solo una storia. Perché non mi piace scrivere da solo. E' utile lavorare insieme con altri. Negli ultimi lavori che ho fatto, che ho scritto, sceneggiature, ho sempre cercato di lavorare almeno nel momento iniziale con degli scrittori di narrativa, perché mi sono reso conto negli anni, che hanno la capacità di costruire la psicologia dei personaggi in modo più profondo. E questo lavoro fatto all'inizio del film rimane come strato dentro la sceneggiatura in modo efficace e i personaggi alla fine hanno sfumature più ricche.

In questo caso però ho scritto da solo. Forse perché il primo lavoro che fai è anche un po' così...

 Mi ricordo però che ho feci leggere la sceneggiatura a diverse persone. Qualcuno di cui mi fidavo mi disse che la voce fuori campo era un po' esagerata, cioè sbilanciava il film in modo eccessivo, e mi sembra che l'ho accorciata quasi della metà, dopo questa aver ricevuto questo consiglio.

Ricordo anche che mi avevano suggerito di tagliare ancora di più la voce fuori campo. Io però non l'ho fatto. Valutare i consigli  è una cosa anche difficile da fare.  Tu dai da leggere la sceneggiatura a uno che ha i suoi gusti, il suo temperamento creativo, etc. Quindi gliela dai perché pensi che possa darti consigli utili. Ma poi quando ti dà le sue risposte, tu le devi valutare anche se ti fidi pienamente di quella persona, devi valutare cosa delle sue risposte è giusta per il tuo film.

La responsabilità del film ce l'hai  finale ce l'hai solo tu. Nel caso dei cortometraggi questo è ancora più vero perché il più delle volte è proprio il tuo film non è un lavoro su commissione.

(Prima di procedere con la seconda parte della lezione visionare il cortometraggio 'Ti porto dentro' su www.myspace.com/fernando_muraca )