Text Size

di Piero Damosso

Nuovi criteri di notiziabilità

(Testo preparato per la lezione del 13 settembre 2008 ore 12)pierodamosso.jpg

In che modo i fatti, gli avvenimenti, le storie, i valori delle persone, delle comunità e della società possono entrare nel circuito mediatico? Come avviene la selezione? In che modo la realtà, le realtà diventano notizie?

 Nell’era della comunicazione, la scelta di situazioni e opinioni da inserire, ad esempio, in un telegiornale è ancora di più una grande questione democratica perché da questo dipende la conoscenza, la visibilità e la rilevanza di un avvenimento, di un commento, di una relazione, di un senso.

Alla base del processo di discernimento, ci sono i “news values”, i “valori notizia”, riconosciuti anche dalla sociologia della comunicazione, che sono espressi nella vita della redazione da una serie di valutazioni individuali e collettive e rappresentano di fatto la “costituzione materiale” della testata. 

I criteri di notiziabilità sono mutevoli, nel senso – come spiega Alberto Papuzzi - che possono cambiare secondo il tipo di giornale, l’area di lettura, il genere dell’informazione,la linea editoriale, l’ora in cui una notizia giunge, la rilevanza degli altri avvenimenti del giorno. Punti fermi e condivisi dovrebbero essere i valori e le regole che fanno capo alla Costituzione, alle norme sul diritto all’informazione, ai diritti sanciti dalle convenzioni internazionali, alle responsabilità fissate nei codici deontologici. Nella pratica, un ruolo determinante è attribuito ai criteri di notiziabilità.

Il giornalismo televisivo ha alterato in parte questo sistema. Negli Stati Uniti si indica la formula FACE, acrostico di quattro valori-notizia, adatti a realizzare e a rendere interessante una storia basata sulla forza delle immagini e sullo specifico linguaggio televisivo: “Feelings”, nel senso di coinvolgere sentimentalmente i telespettatori; “Analisys”, nel senso di coinvolgerli nella discussione di un problema o di una situazione; “Compelling”, quando si riescono a inserire nella storia elementi delle quattro “C”,come catastrofi, conflitti, crimini, corruzione, che accendono lo schermo di immagini emozionanti; “Energy”, con cui si intende la capacità di una storia di investire di energia e di una sorta di vitalismo la sua audience.

Tutto questo è confermato,in qualche modo, anche nell’esperienza italiana. Ma, in definitiva, quante notizie entrano in un sommario? Nell’edizione delle 20 del tg1, il notiziario oggi più seguito dagli italiani, possono entrare anche 22-23 servizi. La redazione diretta da Gianni Riotta realizza servizi più brevi e questo, di per sé, favorisce la messa in onda di un maggior numero di notizie. Il loro numero, comunque, resta sempre molto ridotto rispetto al flusso informativo, un fiume impetuoso di news, interviste, dichiarazioni.

Da qui la necessità di capire i criteri della cultura giornalistica,alla base della selezione, per cercare di intervenire e,se possibile,rendere più veritiero, plurale e completo il racconto della realtà. E’, concretamente, uno dei modi, a mio parere, più efficaci per difendere e valorizzare l’autonomia dell’informazione e per costruire un giornalismo di “schiene dritte”.

Un’altra caratteristica del Tg-1 di Riotta è che le riunioni di redazione, dove si preparano i sommari dei tg, sono aperte non solo ai capi-redattori,ma a tutti i giornalisti. Tutti possono fare proposte e intervenire sulle modalità con cui realizzare i servizi. E così anche i criteri di notiziabilità possono essere discussi pubblicamente. I valori-notizia, secondo la descrizione di Papuzzi per i giornali, possono essere individuati in base all’interesse del pubblico, alle metodologie di lavoro e alle esigenze organizzative dei media.

Nel primo caso, abbiamo questi dieci criteri di notiziabilità: vicinanza, novità, dimensione, comunicabilità-semplicità, drammaticità, conflittualità, conseguenze pratiche, human interest, prestigio sociale, progresso.

Noi, qui, ne analizziamo i più significativi in rapporto a quanto viene trasmesso in un tg...

Testo completo della lezione

(Piero Damosso è giornalista, conduttore del TG1 Rai; docente di giornalismo televisivo alla Libera Università LUMSA di Roma e di Teoria e tecnica del linguaggio giornalistico, alla Pontificia Università Lateranense)