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di Nedo Pozzi

Chiara Lubich e la comunicazione

Nedo PozziQualche tempo fa in una intervista, uno dei maggiori quotidiani italiani, La Stampa, presentava così Chiara Lubich: "Donna di grande capacità comunicativa, è la protagonista della più straordinaria e silenziosa rivoluzione avvenuta all'interno della Chiesa cattolica, negli ultimi sessant'anni: il Movimento dei focolari. Lo ha fondato (quasi senza rendersene conto nemmeno lei stessa) nel 1943, durante l’ultima guerra, sotto le bombe che colpivano Trento, la sua città. Oggi è la più ramificata organizzazione internazionale... "1
La Stampa attribuiva alle capacità di Chiara come comunicatrice questo fenomeno.

E Lei in effetti era una leader internazionalmente riconosciuta, invitata a pronunciare discorsi in sedi prestigiose come l’UNESCO a Parigi nel 1996, l’ONU a New York nel 1997, al Parlamento Europeo di Strasburgo nel 1999.

Nel 1995 le viene assegnato il Premio “Autore dell’anno” dall’UELCI, Unione Editori e Librai Cattolici Italiani. Nel discorso di ringraziamento confesserà candidamente di non aver mai pensato in vita sua di scrivere un libro… Le decine di titoli che in migliaia di copie girano per il mondo con la sua firma, erano raccolte di pensieri suoi fatti da qualcuno che stava attorno a lei. Dicendo questo avvalorava questa realtà di lei come fenomeno mediatico, che dal dialogo personale - e lo ha dimostrato in tutta la sua vita - passava disinvoltamente ai più sofisticati sistemi di comunicazione.

Nel gennaio del 1997, la St.John’s University di Bangkok decide di assegnarle una laurea “honoris causa” in comunicazioni sociali, per meriti “nell’uso delle nuove telecomunicazioni e tecnologie dei media”.
Quella fu per lei – mi ricordo perché le ero vicino - probabilmente l’occasione per una riflessione sui rapporti con quel settore della cultura contemporanea che comprende lo spettacolo, l’arte, l’intrattenimento e l’informazione. Infatti, poco dopo, annunciò due nuovi grandi congressi internazionali: uno per il mondo dell’arte (aprile 1999) e uno per quello delle comunicazioni sociali (giugno 2000). Congressi che confermarono e consacrarono la sua ormai riconosciuta vocazione di comunicatrice.
In occasione di quest'ultimo Congresso diede vita a NetOne, associazione di comunicatori di tutti i tipi di media che hanno come ideale una splendida utopia, un mondo più unito.

Comunicatori cioè, che hanno come punto unificante tra di loro non radici culturali o geografiche, non l'appartenenza ad una politica o ad una ideologia, ma la certezza di sentirsi e di essere chiamati insieme a lavorare per un progetto mondiale di unità, di condivisione, all'interno del proprio tessuto sociale anzitutto, ma poi anche con tutti i popoli, ponendo la propria personalità a servizio di questo ideale.

Ma perché fare questo? Perché c'è questa spinta?. Se lo chiedeva Chiara stessa. E si dava questa risposta, contenuta nel discorso che ci fece per la fondazione di NetOne: perché la comunicazione non può essere frutto di imposizioni legate ad un progetto politico o ideologico. Per essere se stessa deve nascere dall'amore e dalla condivisione verso l'uomo, verso i volti e le persone che intrecciano il tessuto sociale, uno sguardo intriso di rispetto sacro nei confronti del dolore e del limite dell'umanità.
La comunicazione non può essere una soffocante imposizione globalizzante, com'è spesso oggi, ma dev'essere una comunione di diversità.
Certo è un sogno” diceva la Lubich, ma è il sogno di un Dio - e ricordava le parole di Gesù, “Che tutti siano uno” - e i sogni di Dio si avverano sempre.

E' un sogno destinato a realizzarsi anche qui ed ora, se tutti ci mettiamo in gioco, se mettiamo in gioco la nostra libertà, la nostra professionalità, la nostra vita.

1G. CALCAGNO, Chiara Lubich Un focolare d'amore, in “Società e Cultura” La Stampa, Anno 130 Numero 245 21, venerdì 6 settembre 1996.

Chiara Lubich e la comunicazione  :: Castel Gandolfo, 10 giugno 2010