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di Maria Rosa Logozzo

Metodologia dei lavori

MariaRosaLogozzo(Cominciamo la pubblicazione degli interventi al Seminario 'Prove di dialogo' di giugno 2010, oltre che in forma testuale anche in video. Li proporremo in ordine cronologico.
Un grazie a Thomas Klann per le riprese e per i montaggi offertici senza retribuzione alcuna. Il video è in fondo al testo)

Vi tratterrò pochi minuti per illustrare genesi e obiettivi del seminario che cominciamo.
Lo scorso anno si è svolto un meeting di NetOne Italia con una modalità un po’ nuova rispetto a un convegno classico. Gli interventi ai panel più che 'lezioni' erano spunti per attivare argomenti, per scambiare visioni e storie di altrettanto interesse.

A conclusione di quei giorni avevamo deciso di ripeterli l’anno successivo.

Strada facendo, abbiamo realizzato che a giugno NetOne avrebbe compiuto 10 anni e allora perché non estendere l'incontro previsto per l'Italia agli amici sparsi per il mondo? Ci siamo lanciati nell’impresa ed eccoci qui.Non volevamo però rinunciare a quello stile non formale, a quella partecipazione viva assaporata con NetOne Italia, così è nata l’idea non di un Convegno ma di un seminario.

E il titolo? E’ venuto dopo poco: ‘Prove di dialogo’. Quando si è dovuto tradurlo in altre lingue ci è stato giustamente chiesto di precisare se il vocabolo 'prove' era usato nel senso di 'prova di esistenza' o nel senso di 'test in cui cimentarsi'. Opteremmo per il secondo senza escludere che alla fine si possa arrivare anche alla prima interpretazione, a dare la prova che il dialogo c'è stato.

Dialogo, parola talmente inflazionata che non possiamo più udirla, ne siamo stufi. Anch’io. Perché? Perché è divenuto un concetto vuoto, un cembalo risonante. Ma se alla comunicazione togliamo il dialogo, dialogo con persone ma anche dialogo con eventi, situazioni, condizioni ambientali… dialogo nel senso di ascolto e di interazione arricchente e creativa, interazione che scopre un senso, una direzione magari nuova. Se alla comunicazione togliamo questo ditemi che cosa rimane.

Sì il dialogo occorre. Bisogna però recuperarne la qualità. Allora proviamoci, facciamolo. Qui ne abbiamo l’occasione perché siamo di tanti pensieri, di tante culture, di età diverse, di professioni diverse ci accomuna forse solo un campo d’azione, la comunicazione.
Stamattina pensavo a cosa mai ci abbia portato a scegliere i nostri mestieri. Mi dicevo – scusate il paragone, spero non ci siano notai in sala – può essere che qualcuno può scegliere di fare una professione come quella del notaio per guadagnare molto, probabilmente chi ha scelto un campo della comunicazione, anche artistico come il cinema, non l’ha fatto per soldi. Allora perché?

Il seminario vuole essere un’occasione per tornare al momento della scelta della nostra professione, per riscoprirne il senso. Magari quel senso ce lo riaccenderà una storia di un collega agli inizi o di una collega che è comunicatrice sociale in una nazione diversa dalla nostra. Per questo accanto ai panel dove potranno esserci interventi di pensiero abbiamo ritenute necessarie le storie. Il pensiero va sempre vagliato nel concreto del vivere e il concreto va ispirato, innalzato e universalizzato col pensiero. Speriamo che avvenga in questi giorni.

Il dialogo ha un’altra caratteristica, è l’unica strada percorribile oggi verso la verità, quella verità di cui nessun uomo ha il brevetto: è un percorso di comprensione di senso da fare insieme.
Insieme significa che nessuno può tirarsi fuori, significa che ciascuno, ognuno di noi in questa sala quindi, ha un suo contributo specifico da offrire. Perché la tua esperienza non è la mia, ma se le condividiamo ciascuno di noi va avanti due spanne e non una, anzi più di due spanne.

Nel 2004 NetOne ha fatto un grosso Convegno con delle sessioni ad hoc per ogni professione. Stavolta abbiamo voluto restare tutti insieme, cinema e informatica, pubblicità, marketing e informazione, fotografia e scienze della comunicazione. Siamo tutti qui perché oggigiorno le nostre specialità si intersecano e questi settori più che contrastarsi, come spesso succede, più che affermare il mio lavoro è più professionale del tuo, dovrebbero dialogare anch’essi perché ognuno arrivi a dare il meglio del suo col contributo dell’altro.

Un’altra scelta che abbiamo fatto è mescolare le età professionali. Dapprima ci eravamo detti: lasciamo un posto ai giovani e avevamo preparato un panel tutto per loro. Ma poi ci siamo domandati: perché? Anche qui un confronto di prospettive può essere più interessante. Ecco allora che abbiamo mescolato professionisti affermati con giovani all’inizio della carriera.

E poi un'altra domanda. Quali argomenti trattare. Abbiamo scelto titoli ampi per i panel proprio per permettere ad ogni panelista di trovare il suo spazio specifico.
Ho personalmente ricevuto fino a ieri sera tardi telefonate dai conduttori dei panel che mi domandavano: cosa volete arrivare a dire con questo panel? La mia risposta per tutti è stata che non avevamo un obiettivo prefissato, che aspettavamo che l’obiettivo venisse fuori dal lavoro che si sarebbe fatto. E ci crediamo che verrà fuori.

Ma, c’è un ma.
Ci sono delle teorie oggi che affermano una specie di creazione dal caos: dal brulicare delle informazione, dal brulicare di internet uscirà innovazione e ci sarà un’accresciuta creatività.
Nella mia esperienza ho visto che il caos finora è rimasto caos, con molti spunti interessanti, con molte iniziative di valore, ma che cambiano poco le cose, che non riescono ad arginare a dovere – ad esempio – la conquista di internet da parte di chi vuole farci soldi e se ne infischia dei suoi principi ispiratori. Per la frammentarietà delle proposte e delle azioni. Per la mancanza di connessioni reciproche.

Eppure anche noi  abbiamo indetto un seminario così, un po’ caotico. Non resterà un caos di informazioni come il web?
Qui entra la qualità del dialogo e da qui parte il nostro invito metodologico.

Vorremmo provare a fare un dialogo che non sia solo un "io dico la mia e tu dici la tua, poi tutto rimane come prima", ma che parta da un fondamento comune. Quale?
Quando io incontro un ‘diverso da me’, per attivare un dialogo vero, devo oltrepassare tanti livelli, quello razziale, quello culturale, quello religioso, quello fisico… giù e giù e giù per incontrami sul piano comune che è l'essere uomo. Occorre cominciare da lì e da lì risalire insieme, questo significa ascolto e comunicazione, significa mettere da parte le idee che avevamo prima per riceverne altre a cuore libero... ognuno troverà la sua strada, quella che deve percorrere ma in una sintonia di fondo con gli altri.
Se riusciamo ad attivare questa qualità di dialogo, ognuno di noi a seminario finito probabilmente scoprirà di avere acquistato un qualcosa in più, di avere una capacità accresciuta.

(testo preparato, riassunto nell'intervento in sala)

Metodologia dei lavori  :: Castel Gandolfo, 10 giugno 2010