Text Size

di Alma Pizzi

La nuova comunicazione nasce dal nostro vissuto

Alma Pizzi al seminario di netOne accompagna la Presidente del Movimento dei Focolari Maria Voce ad una intervista(Alma Pizzi ieri, 25 ottobre, è morta in Egitto. L'ultimo suo contributo pubblico a NetOne è stato il 12 giugno 2010 al Seminario "Prove di dialogo"; di seguito il testo da lei preparato per quell'occasione, il video del suo intervento e la trascrizione)

Da 35 anni mi occupo professionalmente di comunicazione in vari campi, ma posso dire di essere “nata” alla vera comunicazione solo nel marzo 1995, quando alla conferenza stampa del Premio UELCI a Milano, per il migliore scrittore cattolico dell’anno, ho conosciuto Chiara Lubich e non l’ho più abbandonata.
Ho avuto una seconda “nascita”, ancor più decisa, nel giugno 2000 qui a Castelgandolfo, al primo raduno internazionale di NetOne, che nasceva in quella occasione: da allora considero NetOne la mia casa e non sono mancata mai ai vari incontri e ai seminari di Intermediando.

Ho soprattutto scoperto un nuovo modo di essere giornalista, rivoluzionario rispetto a quello che conoscevo prima: ho iniziato a mettere al primo posto il rapporto con gli altri e non il prodotto del mio lavoro, che fino ad allora mi aveva dato soddisfazioni ma che non era più il centro del mio operare.

Si sono così aperte strade impensate, nuovi campi di occupazione e di impegno: se il ruolo di addetto stampa è sempre stato al fondo della mia professione, accanto ad esso, che pure considero fondamentale per costruire un rapporto autentico con gli interlocutori, sia interni che esterni, si sono sviluppate in contemporanea altre strade: la collaborazione con giornali e riviste, molte presenze in varie televisioni con rubriche di contenuto economico, che mi permettevano di sottolineare il positivo di tante situazioni, pur non sottacendo il negativo (penso agli anni in cui veniva realizzato il nuovo aeroporto di Malpensa 2000 e io ho potuto affrontare giorno per giorno le infinite problematiche e critiche che lo stesso comportava, cercando di dare risposte per ogni problema e facendo capire le opportunità oltre che le problematicità).

Soprattutto ho verificato che questo modo di fare comunicazione mi portava, terminata una collaborazione, ad aprirne una nuova in campi e in modi impensati: ho visto così nascere e svilupparsi l’Università di Varese e Como, ho seguito passo passo la crescita di alcuni Ospedali del territorio, curando soprattutto il rapporto con gli utenti, ho creato strumenti di comunicazione che prima non esistevano (house organ, trasmissioni tv, riviste cartacee o telematiche) e che hanno fidelizzato gli utenti rendendoli più responsabili nei confronti degli enti e delle strutture.

Anche con i committenti ho cercato di mantenere un rapporto di rispetto ma anche di sincerità, li ho spesso convinti che dovevamo dire la verità al pubblico e che questo ci avrebbe premiati.
Il rimanere fedele allo spirito di NetOne mi ha resa prudente nel valutare le situazioni e le proposte che mi venivano fatte, nonché nel verificare sempre le fonti.
In alcuni momenti, senza premeditazione, ho avuto la possibilità di sperimentare nuovi modi di comunicare avvenimenti di grande portata, introducendo sistemi rivoluzionari che sarebbero poi stati “copiati”: ad esempio, curando la comunicazione delle Isole del Lago Maggiore, di proprietà dei Principi Borromeo, mi sono trovata ad essere addetta stampa del matrimonio Borromeo-Elkann e in quel contesto ho proposto di non “vendere” a nessuno i diritti di esclusiva ma di fare un lavoro di informazione a tappeto sia con comunicati stampa sia con video, facendo arrivare contemporaneamente e in tempo reale in tutto il mondo, in modo completamente gratuito, tutte le informazioni relative al matrimonio.
La sorpresa è stata grande perché forse per la prima volta i media non avevano dovuto sborsare somme per accaparrarsi foto e notizie, né avevano dovuto spendere per accreditare i loro corrispondenti alla cerimonia e al conseguente ricevimento.

Ma quel che mi ha più sorpreso è stato l’invito che mi è stato rivolto poco dopo a condurre i telegiornali di una rete televisiva su SKY: un’esperienza nuova per me, avendo fatto in tv solo rubriche di contenuto tematico.
In quel contesto ho sperimentato sul campo un nuovo rapporto di collaborazione sincera, da parte mia fondato sull’amore spesso condiviso, con i giornalisti della testata: con loro abbiamo approfondito la necessità di metterci dalla parte di chi ci avrebbe visti e ascoltati, la possibilità di far vedere il positivo anche nel negativo, l’esigenza di discernere continuamente per comunicare solo quel che meritava di essere comunicato…

Negli ultimi due anni un altro cambio, sempre inaspettato, di scenario: chiuso il giornale cattolico della zona, per problemi economici, il Vescovo ha chiamato alcuni giornalisti di sicura esperienza perché iniziassimo una esperienza di giornale online, non necessariamente cattolico ma improntato a valori etici.
Essendo tutti amici e vicini alla pensione o già pensionati, abbiamo accettato e siamo partiti con qualche mese di prova per arrivare, il I novembre 2008, a far uscire il primo numero del settimanale RMFonline: tutti all’unanimità mi hanno chiesto di essere il direttore responsabile, in quanto provenivo da un’esperienza simile, seppure nel mezzo televisivo.

Ho accettato (stavo andando anch’io in pensione) e abbiamo iniziato, seguiti da un pubblico di lettori che era rimasto orfano del giornale precedente e che si è poi ampliato nel tempo.
La cosa incredibile è che, pur essendo il nostro lavoro completamente gratuito e concepito come una risposta alle richieste della Chiesa locale, in questi due anni si sono aggiunti a noi altri collaboratori, sia giovani sia con esperienza giornalistica o professionale di anni, tanto che ora siamo una quarantina.
Ci consideriamo una famiglia e mensilmente ci troviamo a cena per parlare dei risultati raggiunti e della linea del nostro giornale, che nel frattempo ha anche avviato un’edizione cartacea, per rispondere alle richieste dei parroci che la distribuiscono alla messa domenicale.

Il motivo principale che ci muove è quello di poter avviare attorno al giornale (che affianca una radio con lo stesso nome RMF) un dibattito sul futuro della città e del territorio, nella certezza di affrontare tematiche di approfondimento che solo il nostro mezzo, unico settimanale del territorio, può portare avanti rispetto ai molti quotidiani locali che si occupano di cronaca.

E’ proprio vero che la nuova comunicazione nasce dal nostro vissuto e da quanto Chiara Lubich ci ha insegnato in questi anni.

Trascrizione dell'intervento video

Video_Costa