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di Sergio Barbaro

Informazione, comunicazione e diritto

SergioBarbaro(il testo che segue è il testo preparato per l'intervento al Seminario 'Prove di Dialogo' del 10 giugno 2010. In fondo ad esso c'è il video dell'intervento)
Il termine informazione assume nell’era contemporanea una molteplicità di significati. Preliminarmente, quindi, è necessario tratteggiare il concetto di informazione. Sono individuabili tre principali nozioni di informazione:

1) per informazione si deve intendere in primo luogo qualsiasi dato rappresentativo della realtà che possa essere conservato da un soggetto e comunicato da un soggetto all’altro;

2) da un punto di vista funzionalistico l’informazione può essere intesa come l’ attività di comunicazione al pubblico svolta attraverso i mezzi di comunicazione come la stampa, la radio, la televisione e internet;

3) l’ informazione, in terzo luogo, può essere intesa in senso specialistico come obbligo di informazione. La legge prevede difatti l’ obbligo posto a carico di specifici soggetti di comunicare determinati dati nel momento in cui essi entrano in contatto con altre persone ( trattative contrattuali, presentazione di determinati servizi, contratti stipulati con consumatori, etc.).

In tutte e tre le ipotesi formulate l’ informazione si configura come bene giuridico ed è quindi suscettibile, in primo luogo, di appropriazione da parte di un soggetto e, in secondo luogo, se dotata di valore economico, di essere sfruttata per uno scopo patrimoniale.

1) Considerando la prima definizione il  più intuitivo esempio di appropriazione e sfruttamento di un’ informazione  è dato dalle conoscenze scientifiche e tecnologiche, cioè  da tutti i dati necessari per produrre un nuovo bene o fornire un nuovo servizio o per produrre un bene o fornire un servizio esistente in una nuova modalità.
Un soggetto può appropriarsi in via esclusiva di tali dati per sfruttarli personalmente oppure cederli ad altri per ottenere un compenso.

Il modello principale di appropriazione di tali nuove conoscenze scientifiche e tecnologiche è il brevetto. Il brevetto è un accordo tra inventore o comunque titolare della scoperta e lo Stato in base al quale il primo può utilizzare in esclusiva le conoscenze brevettate per un ventennio e il secondo obbliga in ogni caso l’ inventore ad attuare e commercializzare l’ invenzione  e, decorso il ventennio, a rendere pubblici i dati oggetto del brevetto. 

In questo modo vengono bilanciati gli interessi dell’ inventore a sfruttare economicamente l’invenzione e del pubblico a giovare di tali nuove conoscenze.
E’ emersa di recente una nuova tendenza a rendere accessibile a tutti determinati dati tecnico scientifici allo scopo di condividerli con la collettività. Questo fenomeno che ripudia gli strumenti di esclusiva brevettuale, è incarnato da i creative commons e dagli open sources. Il titolare di una scoperta tecnica, ad esempio un nuovo software, mette a disposizione della collettività la propria invenzione in modo tale che tutti possano usufruirne o anche apportarne miglioramenti.
Anche questo fenomeno è finalizzato all’ ottenimento di un vantaggio economico per il titolare derivante dalla possibile pubblicità e visibilità del prodotto, ma comunque denota una tendenza alla ricerca di nuovi strumenti giuridici che consentano “di mettere in comune” e condividere determinate informazioni che normalmente costituirebbero oggetto di una privativa e cioè di un diritto esclusivo.

Non solo le informazioni tecnico scientifiche possono essere suscettibili di appropriazione ma anche le informazioni personali. Per informazioni personali intendiamo tutti  i dati che rappresentano la vita anche più intima di un soggetto.
Tali informazioni sembrerebbero apparentemente prive di qualsiasi valore economico ma in realtà possono essere suscettibili di appropriazione a fini patrimoniali.

Ad esempio i dati sui gusti e gli interessi di un soggetto possono essere utilizzati da grandi aziende per fini di profiling, cioè per determinare il profilo dei consumatori, oppure i dati sulla salute della popolazione possono essere utilizzati dalle grandi società di assicurazioni per determinare le clausole contrattuali.

Le informazioni personali di un soggetto sono protette dall’appropriazione e utilizzazione senza il consenso della persona che ne è titolare attraverso la normativa sulla privacy. In tal senso sussistono due modelli di tutela delle informazioni personali di un soggetto: il modello americano e il modello europeo.

Nel modello americano preminente è l’ interesse pubblico. Tale interesse deve essere inteso come diritto della collettività a conoscere determinati fatti che assumono carattere pubblico, come ad esempio quelli riguardanti una persona famosa o che hanno per oggetto una persona non famosa che però diventa tale a seguito di un evento di pubblica rilevanza (si pensi ad un processo).
In secondo luogo, e soprattutto a seguito dell’11 Settembre, la sicurezza e l’ incolumità  pubblica assumono un ruolo predominante su qualsiasi altro valore o interesse. La riservatezza e la tutela dei dati personali si deve piegare quindi, nel modello americano, di fronte all’ interesse della collettività a conoscere un fatto “pubblico” o nel momento in cui intervengono ragioni di ordine pubblico e  pubblica sicurezza.
La privacy nel sistema americano ha quindi un ruolo ancillare rispetto ad altri diritti e costituisce, secondo molti, un semplice valore o interesse soggettivo ma non un diritto fondamentale della persona.

Nel modello europeo il diritto alla privacy viene riconosciuto da diverse convenzioni a livello comunitario e internazionale come la Convenzione dei diritti umani  (art.8) e la Convenzione Europea dei diritti fondamentali (artt. 7 e 8).
La consacrazione di tale principio attraverso norme fondamentali fa si che il diritto alla privacy assurga  a diritto fondamentale che non può essere leso se non in presenza di un chiaro e determinato interesse pubblico o col consenso espresso del titolare.

2) In merito alla seconda definizione viene in considerazione il delicato rapporto tra dignità della persona, comunicazione dell’ informazione attraverso i media e interesse pubblico.
I media svolgono la funzione pubblica di informare la collettività su circostanze di cui  diversamente non si potrebbe avere alcuna conoscenza.  La libertà di espressione e manifestazione del pensiero, tuttavia, trova il proprio limite di fronte valori e interessi pubblici fondamentali come ad esempio  la dignità di ogni essere umano o ancora il buon funzionamento della giustizia.

Il rapporto tra dignità umana, media e interesse pubblico viene affrontato diversamente dagli ordinamenti dei vari paesi. Un esempio del diverso bilanciamento dei suddetti interessi e il rapporto tra media e giustizia.

Negli States il diritto della collettività a conoscere e dei media a informare (la liberta di stampa è tutelata dal II emendamento alla Costituzione Americana), prevale  sulla stessa dignità dei soggetti coinvolti nell’ informazione e anche, in alcuni casi, sullo stesso  funzionamento della giustizia. Infatti secondo le Corti USA i media svolgono una funzione di controllo sulla correttezza del processo - informando la collettività sullo svolgimento dello stesso  e sulle parti coinvolte - che non può essere derogato e che prevale anche sulla riservatezza delle persone oggetto di un processo.
L’esempio più eclatante riguarda i diversi casi in cui i media e in particolare la stampa non è stata ritenuta responsabile dalla Corte Suprema Americana per aver comunicato i nomi di minorenni vittime di stupro. Tale modello viene quindi definito come modello basato sul protecting speech, cioè sulla prevalenza della protezione della libertà di manifestazione di pensiero e di stampa rispetto ad altri interessi.

Il modello inglese diversamente colpisce qualsiasi forma di interferenza dei media al buon funzionamento della giustizia non tollerando alcuna ingerenza da parte della stampa al cosiddetto fair trial. I giudici, difatti, possono colpire con il cosidetto contempt of court ( cioè l’ordine di cessare il comportamento che incide sul fair trial) qualsiasi comportamento che incida sul corretto esito del processo, anche posto in essere dai media e in particolare dalla stampa (contempt by publication) Tale modello viene definito come protecting justice.

Il modello europeo continentale tende invece a proteggere la riservatezza dei soggetti coinvolti nel processo per tutelarne la dignità contro ogni intervento della stampa e dei media in generale. Questo sulla base delle diverse convenzioni internazionali, europee e comunitarie che tutelano la riservatezza come diritto fondamentale dell’individuo.Tale modello viene definito come basato preminentemente sulla protezione della personalità (protecting personality).

Nessuno dei modelli brevemente esaminati in realtà consente un corretto bilanciamento degli interessi coinvolti.
Accanto a questi tre modelli potrebbe essere sviluppato un quarto che sia finalizzato alla collaborazione di tutti i soggetti coinvolti al perseguimento  di un unico scopo che  dovrebbe essere la verità processuale. Sia i media che i  giudici che le parti coinvolte, superando facili protagonismi e accantonando i propri interessi egoistici dovrebbero collaborare per consentire che la verità  possa emergere. Nel contesto attuale tale modello che protrebbe essere  definito come protecting truth, costituisce, tuttavia, ancora  un’utopia.

3) L’informazione può essere, altresì, intesa come obbligo di informare. La legge in alcuni casi prevede che una parte in un determinato rapporto giuridico deve informare l’altra di certe circostanze.
L’esempio classico è l’ imprenditore che deve informare il consumatore di una serie di circostanze utili per il valido perfezionamento del contratto. La legge vuole, cioè, che chi si trovi in una posizione di preminenza rispetto ad un altro perché possiede conoscenze che l’altro non detiene debba, in alcuni casi, comunicare tali informazioni.

Si avverte oggi una tendenza verso il superamento di quelle che vengono definite come asimmetrie informative, cioè la circostanza per cui all’ interno di un rapporto giuridico un soggetto detiene maggiori informazioni rispetto all’ altro e questo lo pone in una posizione di superiorità. Sono difatti diversi gli strumenti che gli ordinamenti hanno approntato per garantire la parità tra le parti di un rapporto e colmare tali asimmetrie. Difatti la legge obbliga il soggetto titolare di tali informazioni a comunicarle ad altra parte per garantire la piena uguaglianza di “conoscenze” tra i soggetti di un rapporto giuridico.

Un altro esempio è quello del rapporto medico – paziente in cui il medico, naturalmente più esperto rispetto al paziente, deve comunicare allo stesso tutte le informazioni necessarie per acquisirne il consenso a un determinato intervento o trattamento. Si parla difatti di consenso informato del paziente.

E’ chiaro che in un rapporto contrattuale detenere determinate informazioni comporta un vantaggio.
Ad esempio nel rapporto tra il produttore e  fornitore o tra assicuratore e assicurato. La legge impone solo in casi di estrema inferiorità di una parte rispetto all’ altra di un contratto di comunicare determinate informazioni. In un’ ottica di correttezza, di buona fede o diremmo i questo contesto di “dono” nei confronti dell’ altro che ci sta accanto, non dovrebbe essere necessaria una legge per imporre a una parte di informare l’altra.

E' proprio questa cultura del rispetto dell’ altro che andrebbe incentivata anche laddove e soprattutto dove sussistono interessi economici. L’efficienza economica di un contratto, tra l’altro, non può che essere favorita dalla fiducia e dal rispetto reciproco.

CONCLUSIONI
In definitiva, si può concludere affermando che si evidenzia nella realtà giuridica la ricerca di nuovi strumenti alternativi a quelli tradizionali che permettano di porre in relazione i soggetti di un rapporto e di incentivare la fiducia reciproca.
Questi strumenti costituiscono ancora un’ eccezione rispetto a quelli tradizionali ma evidenziano una “sete” di fiducia e di collaborazione che non può non essere alimentata.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
G. Comandè – S. Sica, Il commercio elettronico, Giappichelli Ed, 2001.
U.Pancallo, La tutela della privacy negli  Stati Uniti d’America e in Europa, Giuffrè Ed., 2008.
G. Resta, Trial by Media as a Legal Problem, Editoriale Scientifica, 2009.
G. Resta, (a cura di), Il rapporto tra giustizia e mass media, quali regole per quali soggetti, Editoriale Scientifica, 2009.
V. Zeno Zencovich, Voce Informazione in Digesto delle Discipline privatistiche, p. 420.


Sergio Barbaro è avvocato ed esercita a Taranto. E' vincitore di una borsa di studio  per tutorato informativo presso la facoltà di giurisprudenza dell'Università degli Studi di Bari.

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