ICT & new media
Facebook: cosa gli diamo?
di Piero Troiano
E’ inutile negarlo: i social network sono l’unica area del web che gli utenti a qualsiasi livello, almeno una volta nella loro carriera di web-surfer hanno visitato.
La piacevole sensazione di accedere ad una “rete sociale” in cui con estrema libertà è possibile scambiare opinioni, mostrare aspetti della propria personalità, condividere foto, filmati, scritti, dire la propria con un semplice click, invoglia chiunque a “fare il passo”.
Se a questo aggiungiamo la possibilità data di rintracciare e contattare con estrema facilità persone che magari non vediamo da anni, il gioco è fatto…
Ed eccoci allora a pagare a cuor leggero il “piccolo” prezzo che viene richiesto per accedere ad un qualsiasi social network che si rispetti: affidare cioè ad emeriti sconosciuti, come minimo i propri dati anagrafici seguiti poi, se il caso lo richiede, dalle proprie tendenze culturali, gli orientamenti di genere, magari anche il proprio credo religioso o l’orientamento politico…
Certo “poca cosa” se paragonato al “vantaggio” di entrare finalmente a far parte di questo “mondo” così trendy, così di moda….
Nella società di oggi, non avere un account su Facebook o Netlog è sintomo di arretratezza: il livello culturale di una persona, la capacità di rapporto, pare vengano troppo spesso stimati solo in funzione del “numero di amici” collezionati sui forum (mi fa riflettere il recente caso della donna suicidatasi in totale solitudine dopo aver preannunciato la sera precedente, l’intento di consumare l’insano gesto ai suoi oltre mille “amici” di facebook ).
Analizziamo insieme alcuni aspetti che spesso non vengono valutati dagli ignari ed entusiasti utenti delle reti sociali, prendendo ad esempio facebook, il social network oggi più noto.
All’atto dell’iscrizione i gestori sottopongono all’approvazione dell’aspirante utente i termini di fornitura del servizio, condensati in una “Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità” (notate con che carattere minuscolo è scritta?) che recepisce e precisa ulteriormente i “Principi di Facebook” .
L’accettazione dei termini è condizione vincolante per l’iscrizione al forum.
Diamo un’occhiata più attenta a quanto tra le altre cose, ci impone il documento:
Condivisione dei contenuti e delle informazioni
L'utente è il proprietario di tutti i contenuti e le informazioni pubblicate su Facebook e può controllare in che modo possono essere condivise mediante le impostazioni sulla privacy e le impostazioni delle applicazioni. Inoltre:
Mi pare lecito “tradurre” in tal senso:
Passiamo ora all’aspetto della sicurezza. Quanto riportato nel documento su questo argomento mi ha quasi strappato un sorriso di tenerezza. Mi chiedo: possibile tanta ingenuità? Leggiamo:
Ci impegniamo al massimo per fare in modo che Facebook sia un sito sicuro, ma non possiamo garantirlo. Abbiamo bisogno che gli utenti contribuiscano con noi nei seguenti modi:
Capite dunque? Sono gli utenti che debbono “contribuire” in quanto esclusivi responsabili di quanto sul forum avviene! E come dire “per favore rapinatori, andate a rapinare altrove” oppure “pedofili per cortesia girate al largo".
Tant’è che sui giornali non è raro leggere articoli come questo:
07.01.11 “Hallo Kitty” è una rivista per ragazzine adolescenti, per non dire bamine. Esce in edicola dal 2008, con servizi, consigli e curiosità sulla moda, le celebrità, la musica, lo shopping, la bellezza. Insegna alle bambine i primi rudimenti del make-up, come truccarsi (naturalmente con una linea di prodotti Hallo Kitty), ed offre loro anche consigli per i primi palpiti del cuore per i compagni di classe. Con il marchio “Hallo Kitty” vengono prodotti anche accessori e linee di abbigliamento. Insomma una rivista che fa tendenza, di cui le ragazzine si fidano, ed alla quale spesso si ispirano per il loro look e per i loro sogni. Sogni che un milanese di 28 anni ha sfruttato ed infranto fingendosi proprio un fotografo di moda, incaricato di compiere un casting per trovare giovanissime modelle per una linea di costumi da bagno firmata “Hallo Kitty”. Il tutto tramite Facebook.
Per non parlare poi dell’uso meno drammatico ma altrettanto insidioso che si può fare dei dati raccolti su un involontario campione così ampio di umanità…
Recente è l’articolo “Facebook: utenti-cavie per la pubblicità” apparso sul Wall Street Journal, un'inchiesta che metterebbe nuovamente in crisi il sistema di sicurezza di Facebook. Buona parte dei suoi attuali 500 milioni di utenti sarebbe infatti a rischio, apparentemente sacrificata agli oscuri signori dell'advertising; l'ennesimo buco tra le maglie della privacy garantita (o meno) dal sito in blu ha coinvolto in particolare tutti quei consumatori di applicazioni come FarmVille.
Vi segnalo infine un articolo molto 'acuto': “L'autarchia di Facebook un perfetto sistema autoritario on line”. Alcune affermazioni potrebbero sembrare esagerate ma serve comunque come prezioso spunto di riflessione.
23° appuntamento

Venerdì 14 giugno 2013
dalle 19 alle 20 (ora italiana)
(il link sarà sulla home di questo sito pochi minuti prima delle 19)
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