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ICT & new media

di Michele De Beni

Le notizie si rincorrono. Pedopornografia: siti Internet chiusi in 6 ore, con cui si informa di un lodevole decreto ministeriale per arginare il fenomeno. Ne fa subito seguito un'altra, di segno opposto, sull'irruzione di un film di inaudita violenza: Apocalypto. Tutto scorre, e corre: su internet, sul grande e piccolo schermo, maniacali replay di morte, dove le immagini violente restano tali con i loro devastanti effetti. Violente, perché prive di ogni rispetto per la persona.

Quali diritti hanno di spingersi fino nelle viscere, nell'intimità e nell'agonia dei personaggi, che sono, pur sempre, e prima di tutto, persona? Non è in discussione il diritto di cronaca, né di ricostruzione dei fatti, anche di quelli storici. Qui si tratta del dovere di ridare dignità, un volto umano, comunque, ad ogni storia personale e collettiva, pur tragica e vera.

È tempo di cambiare, urgentemente. Per questo c'è bisogno di una più coraggiosa e organica strategia di contrasto, di una banca dati e di una task-force d'interdizione, anche a livello mondiale. E non basteranno mille filtri, pur indispensabili. Ci sarà bisogno della coalizione di tanti, dalle istituzioni ai provider, ai consumatori. Prima fra tutti la famiglia, come ricorda il papa per la 41ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali.

Educare ai media è un impegno che nessuno può lasciare al caso, né delegare solo ad altri. Un compito tanto più efficace quanto più verrà concretamente incentivata una produzione televisiva di qualità, con parallela diffusione di siti-Internet e giornali per ragazzi. Così nelle scuole: più corsi di lettura, di socializzazione, di educazione ai valori, di creatività, di uso consapevole e costruttivo del pensiero e delle emozioni.

In un'epoca in cui bruttezza e volgarità deprimono ogni aspirazione di volare un po' più in alto, si potrebbe dare maggior risalto all'educazione alla bellezza, quella vera, che elevi il gusto, la sensibilità giovanile. Una formazione questa che non passa sempre e necessariamente dalla censura, ma si radica in uno stile di vita, nell'esercizio quotidiano della libertà, come orientamento a ciò che è vero, buono e bello. Un'educazione positiva, quindi, che metta continuamente le giovani generazioni a contatto con ciò che è esteticamente e moralmente eccellente . Questo è il potente filtro magico che ci manca, che nessuna legge o forma di censura potrà mai garantire.

CITTÀ NUOVA - 25/02/2007