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ICT & new media

Ad un mese dal primo IGF ONU:

“Ne è valsa la pena!”

di Maria Rosa Logozzo e Cesare Borin

070125-p Molti gli interrogativi sul primo forum sul “governo” di internet - Internet Governance Forum (IGF) - promosso dall’ONU al Divani Apolloni Palace di Vouliagmeni, un sobborgo di Atene, dal 30 ottobre al 2 novembre scorsi:

Quale l’utilità di un meeting non solo “non designato a prendere decisioni”[1] ma non autorizzato nemmeno a fornire linee guida o raccomandazioni? Un contentino a quelli della società civile che facevano pressione per essere ascoltati già dal processo del WSIS[2] e poi come sempre le decisioni si sarebbero prese altrove guidati dagli interessi di parte?

070125_01 E invece qualcosa di nuovo è successo. Abbiamo trascorso quattro giornate insieme, in 1500, di un centinaio di nazioni del mondo: delegazioni di Stati, Aziende, Organizzazioni internazionali, Istituti di ricerca e accademie, ONG e la più variegata società civile. Il forum era aperto a chiunque, non solo ai presenti a titolo personale ma anche a quanti vi partecipavano virtualmente in Rete, intervenendo sul blog, via chat, via mail e persino con sms.

Era ‘la prima volta’ per le Nazioni Unite, un esperimento di dialogo: chi l’ha vissuto ha espresso l’auspicio che si proceda su questa strada, magari con qualche mandato in più.

Il forum si è articolato in tavole rotonde (panel) “multi-stakeholder”[3] in cui si sono trattati quattro argomenti cardine in un’ottica di Internet Governance per lo Sviluppo: la libertà di espressione e la libera circolazione di informazioni e conoscenza; la sicurezza e l’affidabilità della Rete, con la tutela della privacy e il contrasto ai vari tipi di crimine informatico; il rispetto delle diversità con la promozione del multilinguismo e dei contenuti locali; il diritto all’accesso per tutti che implica la riduzione dei costi di connessione e l’utilizzo di standard aperti per permettere l’interoperabilità tra i servizi, sia che si scelga di usare software proprietario (come Windows e i prodotti Microsoft per esempio) che software libero (che è stato vivamente consigliato da tanti!).

Tutti argomenti dalle mille implicazioni quelli sul tappeto, non solo sotto l’aspetto tecnologico, ma pure sotto quello economico, sociale, legale, politico, culturale, scientifico… non c’è ambito che non ne sia toccato. E in futuro lo sarà ancora di più.

I contributi dei panelisti erano intercalati da interventi e domande dal pubblico, prenotati indicandone l’argomento su un foglietto consegnato a chi conduceva il panel, in genere un giornalista.

La trascrizione in diretta degli interventi, nella traduzione inglese, che scorreva su un grande schermo è stata molto utile alla comprensione dell’inglese parlato con accenti diversi e ha fruttato l’immediata disponibilità sul sito http://intgovforum.org/ di tutta la documentazione.

L’IGF è figlio del WSIS. Nei più di 3 anni di lavori del WSIS c’era stato appena il tempo di inziare il dibattito sulla “Governance” di Internet, tanto diverse erano le posizioni: da chi sosteneva il ruolo determinante di ICANN, autorità per l’assegnazione degli indirizzi dei domini internet (sotto controllo dagli Stati Uniti), e chi voleva una gestione più democratica e aperta anche alle altre nazioni. Con il tempo il dibattito, arenatosi su “chi comanda internet”, si è sempre di più spostato su “cosa e come” va governato.

Appena prima dell’IGF c’è stato un piccolo ma importante passo: nel nuovo accordo tra ICANN e il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti[4] è stata riconosciuta una maggiore indipendenza dal Governo USA nella gestione del sistema Internet dei domini .

Si è avvertito subito il cambiamento per la presenza e la partecipazione attiva di ICANN a tutti i panel in programma ad Atene, mentre al WSIS era rimasta sempre nell’ombra.

Il WSIS era stato criticato perché, come tutti i Summit ONU, ha prodotto dei bei documenti condivisi[5] (facile condividere quando i punti di disaccordo vengono tagliati fuori dalle risoluzioni senza risolverli!) ma nulla di fatto. I piccoli mutamenti nelle politiche, quale questo degli USA nei confronti di ICANN, testimoniano invece che l’opinione pubblica, generata anche attraverso l’opera della società civile, un qualche potere di pressione ce l’ha.

E l’ha avuto anche ad Atene quando, a seguito di incalzanti domande sugli interessi di mercato che avevano portato Microsoft, Yahoo e anche Google per certi versi, a piegarsi alla censura e alla politica repressiva cinese, Fred Tipson rappresentante di Microsoft si è espresso dicendo che Microsoft potrebbe rivedere i suoi accordi con la Cina.

Di certo si poteva osare di più. A conclusione del quarto panel sul diritto d’accesso per tutti, quando il tempo si era consumato sulle problematiche cinesi, una voce si è levata dalla sala ricordando che anche in occidente i diritti in Rete sono negati, come nell’USA Patriot Act[6], che agitando lo spauracchio del terrorismo ha intaccato i diritti civili. Purtroppo non c’era più tempo per parlarne… una “cautela” a non portare la discussione su temi a qualcuno non graditi?

Un punto focale spesso venuto in rilievo è stato il binomio competizione-cooperazione. Il mercato oggi pare reggersi sulla competizione, che, per fare un solo esempio, evita i monopoli e aiuta a moderare i costi. Ma internet ha contribuito a valorizzare la cooperazione (preziosa per colmare il divario digitale nei paesi in via di sviluppo e per fare progredire la conoscenza attraverso una comunione dei saperi). Internet stessa è cooperazione essa. Lo ha sottolineato Georg Greve, intervenuto a nome della Free Software Foundation, ricordando che, se gli inventori di Internet e del web avessero accettato di mettere un copyright su di esso, oggi “non potremmo essere seduti qui a parlarne”.

C’è stato un panel prima della sessione conclusiva intitolato ‘questioni emergenti’. Con sorpresa di tutti è stato interamente tenuto da giovani esperti nei temi dell’IGF: una ventata di futuro portata con la schiettezza, le idealità e l’entusiasmo tipiche di chi incomincia un cammino. E stavolta sono stati gli adulti a chiedere delucidazioni per capire le dinamiche delle nuove tecnologie, consci di essere davanti a una generazione che le padroneggia con maggiore naturalezza e efficacia.

I giovani hanno colto la palla al balzo per chiedere la presenza di una coppia di loro (un ragazzo e una ragazza per la pair condition!) in ognuna delle delegazioni ufficiali a Rio de Janeiro.

Il Governo italiano ha giocato un suo ruolo in quel consesso internazionale, con una proposta di rilievo, che era già partita a Tunisi con la campagna “Tunisi mon amour”[7] in cui si chiedeva alle Nazioni Unite di definire ed adottare ufficialmente una Carta dei Diritti degli utenti della rete. Questa proposta è stata oggetto di un partecipato workshop specifico (uno dei 36 workshop dell’IGF) in cui Stefano Rodotà[8], insieme a Fiorello Cortiana, Vittorio Bertola e altri, ha illustrato il progetto ‘The Internet Bill of Rights’, di cui è promotore, evidenziando le numerose richieste che all’IGF continuavano ad emergere su questo tema. La senatrice Beatrice Magnolfi, sottosegretario per le Riforme e l’Innovazione nella Pubblica Amministrazione, nel suo intervento alla plenaria[9], ha assicurato l’impegno del Governo Italiano a questo scopo.

Calzante il paragone venuto spontaneo a Nitin Desai (coordinatore del Forum) a conclusione dei lavori. “Nella mia terra – così ha raccontato – abbiamo i matrimoni combinati. Solitamente al primo incontro il ragazzo e la ragazza si esaminano e nella conversazione tendono a parlare di tutto. Al secondo terzo incontro cominciano a trattare di cose più specifiche… guardiamo a questo come a un primo incontro in cui abbiamo cominciato a conoscerci e che potrebbe condurci a un matrimonio”. Ottimi i suoi suggerimenti di “cambi culturali necessari” per arrivare a una buona convivenza tra la cultura diplomatica delle Nazioni Unite, la cultura di forte ‘advocacy’ (difesa pubblica) delle ONG e quella pragmatica del mondo commerciale: i Governi dovrebbero accettare che si sia un po’ più franchi, la società civile dovrebbe trovare approcci più moderati visto che si vuole arrivare ad azioni comuni, il settore privato dovrebbe accettare che si impieghi del tempo a discutere.

Credo che la maggioranza di noi che ad Atene c’eravamo, oggi diremmo “ne è valsa la pena!”. Il nostro interagire ha già cominciato a creare un qualcosa di nuovo, come quelle che sono state indicate - con un termine coniato a seguito dei fatti -  ‘dynamic coalitions’, associazioni spontanee, multi-stakeholder, tra gli interessati a uno specifico argomento (la privacy, lo spam, i formati aperti…) che daranno contributi importanti in vista del prossimo IGF che sarà a Rio de Janeiro nel Novembre 2007. Ma soprattutto ci siamo conosciuti, di tutte le culture, ma in molti con lo stesso desiderio e impegno a utilizzare la tecnologia per costruire un mondo più giusto e solidale, un mondo di condivisione. Forse per questo oggi, noi che siamo stati ospiti di quell’Atene, assurta a nuova culla di democrazia, abbiamo più speranza e più voglia di rimboccarci le maniche.

 



[1] Parole di Nitin Desai, consigliere speciale di Kofi Annan per l’IGF, nel suo discorso di apertura.

[2] Il WSIS, World Summit on the Information Society, è stato un vertice ONU in due fasi: Ginevra 2003 e Tunisi 2005. Documentazione sul sito www.itu.int/wsis

[3] Si indicano come ‘stakeholder’, i portatori di interesse in un dato processo. Una delle fondamentali acquisizioni del WSIS è che il processo della governance di internet come ogni processo che vuole utilizzare le nuove tecnologie a favore dello sviluppo globale, per avere successo deve essere ‘multi-stakeholder’, deve cioè essere frutto della collaborazione tra governi, aziende, società civile e altre entità interessate

[4] http://www.icann.org/announcements/announcement-29sep06.htm

[5] New Humanity ha curato una traduzione italiana dei documenti del WSIS: www.new-humanity.org/it/PDF/WSIS-Docs.PDF

[6] USA PATRIOT Act, iniziali per "Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools Required to Intercept and Obstruct Terrorism".

[8] Sul sito di Fiorello Cortiana http://web.fiorellocortiana.it/ si può trovare sotto il titolo.”Stefano Rodotà sulla Carta dei Diritti per Internet”, un articolo che Rodotà ha scritto per Repubblica: “Internet ha bisogno di una Carta dei Diritti”