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ICT & new media

di Luigino Bruni

Beni di comfort e beni di creatività

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Ho partecipato in giugno ad un convegno in Olanda sul tema “La vita buona nell'era tecnologica”. Uno degli argomenti più ricorrenti durante i lavori era la razionalità o irrazionalità degli esseri umani nelle loro scelte quotidiane.

Una delle grandi idee della modernità è l'affermazione della “maturità”, autonomia dell'essere umano adulto, non più bisognoso di guide, di “paternalismo”, cioè di qualcuno o qualcosa (Stato, Chiesa) che scelga per lui. L'anti-paternalismo è una parola-chiave della cultura moderna e, ancor più, post-moderna.

Gli studi scientifici, invece, mostrano sempre più che questo individuo adulto, indipendente, autonomo e maturo è in realtà anche un “bambino” insicuro, immaturo, incapace di scegliere ciò che preferisce e ciò che contribuisce al suo benessere. Si vede, dati alla mano, che l'uomo moderno consuma troppi beni di comfort e sempre meno beni di creatività: le enormi potenzialità messe a disposizione dalla tecnologia (e sono molte di più di quelle che pensavo) vengono sfruttate dal mercato soprattutto proponendo ai consumatori di aumentare il loro comfort.

Oggi le scienze ci dicono che staremmo utilizzando la tecnologia a servizio della nostra creatività, invece i meccanismi di mercato ci inducono a preferire beni che aumentano il comfort. Sono meccanismi simili a quelli che si verificano tutte le volte che decidiamo al mattino, in modo autonomo e adulto, di fare una dieta ipocalorica, e poi la sera mangiamo di nascosto il gelato (è il cosiddetto fenomeno dello “sconto iperbolico”).

L'attuale alleanza tra mercato e tecnologia aumenta pigrizia e noia, e di fatto non aumenta, o riduce, il benessere e la felicità dell'homo technologicus. Molti studi hanno infatti messo in luce che la vita buona nell'era tecnologica è assai simile a quella dell'era precendente: richiede relazioni umane profonde, gratuità. Quando la tecnologia si allea con le relazioni tra le persone, essa contribuisce fortemente alla vita buona, e oggi ci sono tante esperienze che vanno in questa direzione, dalla cura degli anziani al tempo libero.

I problemi sorgono quando il mondo tecnologico (oggi sempre più virtuale) diventa un sostituto del mondo reale. Scoprendo che oggi circa 700.000 persone al mondo passano la maggior parte della loro giornata in ambienti virtuali tipo Second life , qualcuno potrebbe cominciare a preoccuparsi.

La vera sfida è però un'altra: non cedere alla paura di fronte alle innovazioni, ma riempirle di umano, di gratuità, di senso, dando vita ad una nuova alleanza tra civile, economico, politico e tecnologico per una “vita buona”.

(da Città Nuova n.13, luglio 2008)