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ICT & new media

di Maria Rosa Logozzo

IGF: un ecosistema di processi multi-stakeholder

Parlando con Berners-LeeSharm El Sheikh, 17 novembre 2009, ore 10 locali.
Dopo due intense giornate di lavori è difficile raccogliere le tante sollecitazioni ricevute, alcune esplicite, altre colte nell’aria.
Alla cerimonia d’apertura si sono succeduti interventi a sostegno della continuazione degli IGF anche oltre la data del 2010. Sono occasioni uniche di confronto con tutti gli attori di Internet. Ci sono pareri anche discordi su tante questioni, ma l’importante è ascoltarsi e confrontarsi senza guerre di principio, come ci sottolineava Nitin Desai, incaricato del Segretariato ONU per gli IGF, quando siamo andati a ringraziarlo di un suo intervento.

L’annosa questione che gli IGF non hanno potere decisionale ma solo consultivo, comincia a perdere di importanza. Stasera nel pulmino che ci ha riportato al nostro Hotel viaggiava un personaggio noto agli IGF, per i suoi interventi puntuali e chiarificatori su vari argomenti.
Ad una signora che si lamentava di questa mancanza di potere decisionale ha risposto con semplicità: “Sì, non si può dire: ‘è stato deciso dall’IGF’ ma si può dire ‘è stato deciso all’IGF’. Si sentiva nelle sue parole la accresciuta autorevolezza morale che oggi ha (o dovrebbe avere) il risultato di un processo partecipativo collettivo.

Sempre nella cerimonia di apertura di ieri, Tim Berners-Lee, padre di internet e benefattore di  tutti noi che abbiamo guadagnato dalla sua rinuncia a ogni diritto proprietario sulla rete, ha annunciato la nascita di una organizzazione no-profit internazionale, la World Wide Web Foundation, che vuole proporsi come luogo di confronto e condivisione tra quanti usano il web per una promozione sociale.

"Non conosciamo gli uni gli altri quanto stiamo facendo" - è stato più volte ripetuto dagli intervenuti a un workshop sull’argomento, fuori programma. Ci sono molte aspettative sulla World Wide Web Foundation: che diventi un punto di condivisione, che stimoli processi formativi, che accresca la semplicità d’uso di programmi e le architetture d'interfaccia, che promuova il multilinguismo (la cui mancanza accresce le disabilità), che favorisca la interoperabilità degli standard… tutto questo per fare del web stesso uno strumento di capacity building per un cambiamento in positivo delle persone.

A questo workshop c’eravamo anche noi e abbiamo condiviso con i collaboratori di Berners-Lee e poi con lui stesso i nostri progetti di ActNowAlliance, in molti aspetti consoni a quanto nel workshop si era trattato.

Noi di NetOne ci siamo suddivisi in workshop diversi, secondo i nostri interessi. Ne cito alcuni per argomento:

- Studio di più opportuni indicatori sociali, economici ed ambientali per valutare l’impatto dell’utilizzo di internet (curioso: gli impatti negativi dell’uso delle ICT non sono stati ancora oggetto di una ricerca approfondita).

- Studio sull’utilizzo di internet nelle fasce delle povertà del Gange (India), dove è necessaria alla comunicazione: i prezzi bassi favoriscono la partecipazione dei più poveri per cui servono nuovi modelli di tassazione, dal modello “all you can eat” (consumo a volontà) a tariffe prepagate “small bytes”.

- Politiche pubbliche per l’interconnettività a basso costo: trasparenza, indipendenza e affidabilità/responsabilità delle autorità di regolamentazione: incentivare punti di interconnessione nazionali, comparare il costo di connessione con il PIL procapite.

- Accessibilità, disabilità e tecnologia: la tecnologia e internet aiutano o possono costruire nuove barriere all’accesso? E’ importante la consapevolezza delle barriere esistenti e delle nuove che si possono creare, come il non avere accesso alle informazioni base (alto costo, altra lingua, poca comprensibilità delle interfacce…), che è una nuova ulteriore disabilità dei più poveri.

- Privacy, sicurezza e diritto all’informazione: particolarmente interessante il confronto su nuove situazioni problematiche nate dal diffondersi delle reti sociali. Si è parlato di diritto all’oblio – cioè diritto che siano cancellate alcune nostre informazioni in rete – ma come? Se anche venissero cancellate dalla rete sociale dove sono stati immessi, come conoscere tutti i luoghi dove sono stati replicati?

Pare che siamo più di 1800 all’IGF, un numero inaspettato: le borse dono ai partecipanti non sono state sufficienti e gli organizzatori se ne sono scusati.
Abbiamo merende e pranzi gratuiti, buoni e curati, e siamo circondati da gentilezza.

Gli spazi riservati agli interventi dei partecipanti sono ampi, ma nonostante ciò insufficienti a quanti vogliono parlare. Dal primo IGF di Atene ad oggi si avverte che le interazioni tra tutti e la qualità di queste sono cresciute. Il lavoro che si fa ora insieme, condividendo e confrontandosi, fa acquistare valore a quanto ognuno singolarmente fa, inserendolo come tassello al giusto punto nel procedere dello sviluppo universale.

C’è una nuova visione che prende piede, il modello multi-stakeholder (governi, aziende, società civile e tutti gli interessati a un determinato progetto o aspetto) come un ecosistema. I lavori che si susseguono effettivamente sono un esperienza di una simile organizzazione sociale. Interessante.

Alle 14 locali (13 italiane) ci sarà il nostro workshop. Come tutte le altre sezioni si potrà seguire online (solo audio, in inglese) e si potrà anche interagire a distanza con i relatori.

Ci sono arrivate molte mail di sostegno. Grazie a ciascuno!