Text Size

informazione

di Carla Cotignoli

Il giornalista nell'era di internet

Carla Cotignoli(Intervento tenuto nel corso del nono meeting online di Comunicare per un mondo unito del 28 novembre 2009)

Un grande giornalista, Enzo Biagi ha scritto: “Se manca un metro per misurare la realtà, non esiste una scala di valori cui fare riferimento e non si possono effettuare le scelte  che ogni giornalista si trova a dover eseguire1.

E’ un fatto sperimentato dai giornalisti e da altri operatori della comunicazione di NetOne che l’amore è la radice ontologica stessa della comunicazione, è  forza dinamica, fonte di luce che ci permette di svolgere il ruolo sempre più esigente a cui siamo chiamati. 

Chiara Lubich, da cui NetOne  trae ispirazione, ci mostrava con la sua vita che è dall’amore che nasce l’impulso a comunicare. Ci ripeteva: “ciò che non si comunica muore, ciò che si dà vive2. Sul vissuto si accende una luce, per chi comunica e per chi ascolta3.  E fiorisce condivisione, partecipazione, comunione.

Comunicare è  uno dei bisogni vitali dell’umanità, radicato nella nostra stessa natura.

Dalla diffusione vertiginosa di telefonini, i-Pod, blog, siti web, reti sociali, è ben evidente che comunicare è sempre più essenziale. Per uscire dalla solitudine, e sentirsi comunità.

Solo pochi numeri. Facebook: 250 milioni di utenti attivi nel mondo, 10 miliardi di foto caricate. I blogger sono centinaia di milioni.

L’americano Roger Fidler, tra i maggiori studiosi del fenomeno new media, parla di mutazioni sociali in atto così profonde da paragonarle a quelle innescate dall’avvento del linguaggio parlato e più tardi della lingua scritta4
E non c’è paragone per la rapidità con cui stanno avvenendo.

Chi della comunicazione ha fatto il proprio mestiere, il giornalista,  vive oggi una crisi profonda, proprio per l’esplodere del mondo dei new media che ha fatto degli stessi utenti i protagonisti dell’informazione.

Si parla di citizen journalism, il giornalismo dei cittadini, si moltiplicano i giornali online amatoriali a firma di appassionati che non aspettano compenso alcuno. E non mancano di qualità.

E’ un fenomeno così vasto da porre l’interrogativo: “E’ la fine del giornalismo?"

Sembra che non ne manchino i sintomi:
-  continuo calo della vendita dei giornali;
- drastica riduzione dei giornalisti nelle redazioni.

Ma questa è una  problematica talmente complessa che non pretendiamo di dare qui una risposta esauriente ma solo alcuni spunti.

Nel mondo del giornalismo si fa avanti la convinzione che questo non è il tempo della fine, ma che invece, si gioca una nuova scommessa5.

Rinasce un pubblico attivo ed esigente. Che chiede ascolto. Si prospetta una reciprocità creativa, proprio tra il popolo di internet e i giornalisti.

Nel mare magnum delle informazioni a disposizione in rete, c’è il rischio dell’ “effetto Babele”. Diventa cioè quasi impossibile distinguere, nel frastuono di voci che reclamano attenzione, le più professionali, affidabili e autorevoli6.

E’ evidente che oggi più che mai c’è bisogno della mediazione giornalistica.  Ma esige di ritornare ad un giornalismo di qualità, pena, sì, la scomparsa di un’informazione veritiera e responsabile.

Recenti studi rilevano una domanda di innovazione.

Richiede integrazione nel nuovo sistema dell’informazione e ricerca per conoscere i fatti e interpretarli. Avendo di mira il lettore e  non altro.

Più consapevoli che – come diceva Kapuscinski – “l’informazione non consiste in merce, ma in pezzi di verità7.

Esige “un duro lavoro di scavo, approfondimento e documentazione”, richiede “lavorare continuamente su se stessi, formarsi, acquisire conoscenze, cercare di comprendere il mondo8.  Questo mondo in rapidissima evoluzione.

Ancora, mediazione – per un maestro di giornalismo quale è  Sergio Zavoli vuol dire “condivisione, un voler bene, amare, gli uomini e donne che diventano oggetti dei resoconto giornalistici”. 
E’ parlare con un altro di ciò che interessa ad entrambi, è un voler capire insieme9.

Richiede quasi un culto per la parola. Richiede sapienza e discernimento.

Zavoli riporta  ciò che gli aveva detto un grande poeta, Mario Luzi:
Qui le parole vanno soppesate persino più che nei versi.
Qui parlare vuol dire entrare nella vita della gente, rispettandola o ingannandola

La parola, primo elemento costitutivo della comunicazione.

Non è mai neutra.  Ha la potenza di contagiare con ciò che esprime.

O crea o distrugge10, diceva un grande giornalista e scrittore: Igino Giordani.
Ha il potere di portare l’utente all’altezza o alla bassezza di ciò che si comunica.

Comunicare, dunque, implica una responsabilità.

L’amore è intuizione profonda, percezione luminosa11, scrive il filosofo Giuseppe Zanghì

Luce che nella trama complessa delle vicende umane fa cogliere il filo d’oro che lega avvenimenti e persone e ne svela il senso.

L’amore è “trasparenza”, silenzio, ascolto, capacità di dialogo con il popolo esigente della rete, un lasciarsi interrogare – come scrive un’altro filosofo, la spagnola Maria Zambrano – “da quel qualcosa che ci perturba dentro”, per essere  creativi e non meri esecutori, “ripetitori di frasi e parole già sentite”, semplici “applicatori di formule” da copia e incolla12.  

Chiara Lubich, pur non essendo giornalista, è un modello per noi comunicatori:  le sue parole  sono sostanziate di quell’amore che fa sì che la parola non sia vuota, ma abbia la forza di una comunicazione che fa“essere”.

E’ una parola che raggiunge l’interiorità e risveglia la coscienza di chi l’ascolta, mette in modo un’energia dinamica che suscita criticità, responsabilità, solidarietà, un di più di relazione, di comunione. Che per noi inizia dal collega in redazione, da chi stai per intervistare…

Si mette così in atto quell’”architettura” di rapporti in cui Mc Luhan vedeva lo sviluppo dell’umanità13.  

Come dicevano, sono questi solo alcuni spunti. Che contiamo suscitino l’apporto costruttivo di molti di voi che ci state ascoltando.
_________________

 1Paolo Scandaletti, Consigli per gli acquisti da tre grandi fratelli, Editoriale, Desk , n. 4/2000, p. 3
 2Chiara Lubich, Katowice (Polonia) 18.8.2001, inedito
 3Chiara Lubich, Rocca di Papa, Gesù Abbandonato e la notte culturale collettiva, 5.10.2006, inedito
 4cfr. Roger Fidler, Mediamorphosis. Understanding New Media, Pine Forge Press, Thousand Oaks (CA) 1997, cap. 3, citato in Introduzione alla Comunicazione Istituzionale della Chiesa a cura di José Maria La Porte, Edusc, 2009, p. 189
 5Luca De Biase, Il giornale non è la sua carta in Problemi dell'Informazione, anno 2009, numero 3-4
 6Claudio Giua, Il giornalismo sulla scena digitale, in Problemi dell'Informazione, anno 2009, numero 3-4
7Ryzard Kapuscinski in Guerre e pace, Intervista di Emanuele Rebuffini, Il Mattino, 18 gennaio 2003, 
8R. Kapuscinski, Lapidarium, Feltrinelli, 1997, p.21
9Raul Mordenti, Zavoli: L'etica della parola, laudatio, Laurea h.c. A Sergio Zavoli, Università degli Studi di Roma 'Tor Vergata', Facoltà di Lettere e Filosofia, 26.3.2007
10Igino Giordani, La Società cristiana, editrice Salesiana, 1942, p. 143
11Giuseppe Zanghì, Il pensare come amore. Verso un nuovo paradigma culturale, Nuova Umanità, n. 145, gennaio-febbraio 2003

12cfr. citazioni di Pietro Barcellona, La Parola perduta. Tra Polis greca e cyberspazio, edizioni Dedalo 2007, pp.170-171