di Thomas Klann
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Nel giugno dello scorso anno a Lisbona si è svolto un seminario internazionale dei giovani del progetto europeo News&You. |
La foto di questa settimana l'ho scelta dal mio archivio del seminario a Lisbona. L'ha scattata Kathi Messmann mentre il gruppo dei giovani era in visita a Lisbona.
di Thomas Klann
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E' cosa rara trovare in natura forme geometriche definite: la natura non si lascia inscatolare in esse. Perfino il globo terreste non è una sfera perfetta. La matematica ci ha portato a stabilire delle regole e ad applicarle, così siamo usciti dalle caverne e per motivi statici abbiamo cominciato a costruire case con strutture rettangolari. Nel tentativo di riavvicinarsi al naturale, personaggi del secolo scorso come Le Corbusier hanno cercato di innovare l'architettura usando le proporzioni dell'uomo. |
Questa casa si trova in Svezia a Vadstena, e l'ho fotografata per le linee cosi chiare ed evidenti che si sviluppano su una superficie perfettamente bidimensionale come bidimensionale è sempre una foto, ma con una piccola eccezione alla regolarità: il vaso di fiori che pende sul davanti e, con la sua ombra, suggerisce la terza dimensione.
Finestre cosi geometriche fanno un forte contrasto alle forme naturali dei fiori, danno quasi fastidio.
di Thomas Klann
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Il nostro concetto di bellezza è spesso determinato da colori e forme. Ognuno di noi ha una sua cultura di canoni di bellezza. Si potrebbe anche parlare di bellezza come riduzione di ciò che è brutto, i media e il cinema spesso operano in questo senso, creando bellezze e modelli irraggiungibili e inverosimili. Basta questo a definire cos'è la bellezza? A me pare che la bellezza sia un linguaggio universale, che spesso viene percepito perché abita già dentro di noi. Solo un simile sa riconoscere un suo simile. |
Mi capita spesso di trovare la bellezza dove meno me la aspetto. S. Agostino scrive che: "La bellezza è verità". Io credo che la bellezza non spieghi la verità, ma le stia accanto; e che dove la bellezza è vera, la verità è tale.
Suellyn Shopping ha fotografato una semplice foglia nella sua capacità di riflettere il grande sole. Questa foto mi è rimasta impressa: "Cosa sarà mai il Sole!" mi ha fatto pensare.
S.Agostino continua: "La verità è bellezza".
di Thomas Klann
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A monte della decisione di fare una foto c'è sempre il momento in cui si è sentita la spinta a scattarla, un momento in cui abbiamo visto un qualcosa che ci ha destato l'attenzione. Può essere stata una situazione, o dei colori particolari o qualcosa d'altro... le motivazioni possono essere le più varie. Quando a casa, a foto scattata, se ne esamina il risultato, quello che siamo riusciti a fare nel concreto, spesso si resta delusi e magari si pensa: "Accidenti no! Era un'altra cosa quella che volevo. Peccato che non è venuta bene, era così bella!...". Può esser vero, ma il nostro confronto è con la nostra immagine mentale, perché nella realtà le cose erano come le abbiamo fotografato. |
Questo è il momento di recuperare l'emozione che ci aveva motivato, analizzando con precisione il soggetto ripreso per ritrovare "La Foto" nella foto.
Qualche giorno fa ho sentito leggere alla radio questa frase attribuita a Igor Fedorovic Stravinskij: "Più l'arte è controllata, limitata, lavorata, e più è libera". Pare una contraddizione, ma credo sia vero.
Lo dimostra anche questa foto che ho scattato in Madagascar. Cosa ho dovuto fare per ottenerla? Limitare, controllare, lavorare.
La parte più scura è la foto in origine, la parte illuminata meglio e incorniciata è “La Foto” nella foto.
di Thomas Klann
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Guardando in questi giorni il mio album di fotografie, ho trovato questa foto. L'ha scattata mio nonno. Mia madre faceva la Prima Comunione, era il 1930, ed è ritratta con tutta la famiglia: accanto a lei la sorella, dietro sua madre, a lato il padre con il cilindro in mano. Mi ha impressionato la messa in posa delle persone. Mi sembrava assomigliasse a quella dei dipinti di di epoche precedenti e mi ha fatto riflettere su come siamo influenzati dal modo di vedere dell'epoca in cui si vive. |
Oggi nessuno farebbe una foto come questa, la gente non avrebbe neanche la pazienza di mettersi in posa in questo modo, curando che tutti i volti siano precisi, nessuno coperta da un altro. Avranno speso almeno una mezz'ora per posizionarsi così! Allora fare una foto era un evento più unico che raro.
Un particolare interessante: a quel tempo non si usavano le pellicole, la foto veniva impressa su una lastra di vetro spalmata di una emulsione fotosensibile. La si sviluppava in apposite vasche mettendo a contatto la lastra con la carta fotografica. La lastra di questa foto col tempo si era rotta, ritoccando la foto la spaccatura non si vede più.
La qualità del negativo e anche quella della copia in positivo è semplicemente straordinaria, perché la lastra ha il formato di 13x18 centimetri. Ingrandendola i particolari sono perfetti. Così mi viene un dubbio: il progresso sarà sempre un miglioramento necessario?
23° appuntamento

Venerdì 14 giugno 2013
dalle 19 alle 20 (ora italiana)
(il link sarà sulla home di questo sito pochi minuti prima delle 19)
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Annette Löw -
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