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di Alberto Barlocci

L'inganno e la paura. Il mito del caos globale

Copertina libroHo letto in questi giorni il libro di Pino Arlacchi, "L'inganno e la paura". Lo sforzo di leggerlo, che poi non è tale perché il linguaggio che usa è accessibile e la lettura amena ed appassionante, vale veramente la pena.

Arlacchi è stato sottosegretario generale dell'ONU. E' sociologo ed è una autorità in materia di sicurezza. Amico di Falcone e Borsellino - ed è già un bel dire - conosce profondamente queste tematiche.

Il panorama del mondo che emerge da "L'inganno e la paura" sorprende perché contraddice l'idea che abbiamo nel nostro immaginario collettivo di un mondo sempre più violento, con sempre più guerre. Per Arlacchi, questa idea non resiste ad un attento analisi sociologico, statistiche alla mano. Al contrario, sostiene che dalla caduta del Muro di Berlino siamo entrati in una fase di notevole diminuzione dei conflitti, ed anche dei delitti commessi dalla malavita organizzata.

Tale affermazione, non significa che l'autore dipinga un mondo color rosa: ci sono gravi  conflitti ed esistono concrete minacce alla pace. Anzi, il titolo del suo libro si ispira precisamente alla strategia sempre più evidente di voler installare nel mondo l'idea di una permanente minaccia da parte del terrorismo internazionale.

Il concetto di "scontro di civiltà", che Arlacchi sconfessa , è funzionale a questa strategia della paura che segue in realtà gli interessi del "complesso militare e industriale" statunitense e dalle grandi corporazioni mediatiche, che traggono diretti vantaggi da questo orwelliano "stato di guerra".  L'aumento quasi del 100% del bilancio del Pentagono dal 2000 in qua sostiene infatti aziende che danno lavoro a milioni di statunitensi, che oltretutto sono votanti spesso ideologicamente sensibili all'idea di una egemonia globale da parte degli USA che assicuri pace, prosperità ed il mantenimento dello stile di vita del Paese. Nel 2010 il budget della sicurezza, che comprende Pentagono ed agenzie varie, supporrà una spesa vicina ai 1.200 miliardi di dollari annuali. E questo nonostante che nel triennio 2007-2008 gli Stati Uniti abbiano contato appena tre vittime mortali per attacchi terroristici.

L' "impero" del quale siamo inevitabilmente parte non é benefico se non per coloro che ne accettano i dettami, ed è forse la vera minaccia oggi per la pace globale. Basta constatare le inclusioni e le esclusione nella lista dei cosiddetti "stati canaglia", dei quali fa parte l'Iran, regime certamente discutibile, ma non più di quello dell'Uzbekistan, del Pakistan o dell'Arabia Saudita.

Arlacchi non solo denuncia, ma propone costruttivamente. Se la pace in realtà avanza, lo si deve al crescente numero di democrazie nel mondo, che negli ultimi vent'anni, a partire dalla caduta del Muro di Berlino, si sono più che raddoppiate. Nei regimi democratici, l'uso della forza, e il ricorso alla guerra è rifiutato e sempre più messo al bando. Ed è questa la radice della pace. La costruzione e la maturazione di un autentico spirito democratico è, altresì, fautrice di maggiore sviluppo.

L'autore dunque suggerisce piste di azione e di pensiero sia per l'ambito politico che per quello della società civile. Un programma di lavoro che attrae e alimenta un ottimismo realista. Ma sia chiaro che la pace nessuno ce la regalerà: il fatto che avanzi  non vuol dire che non conoscerà crisi. A farla trionfare sarà  il coraggio e l'impegno civile.

Pino Arlacchi
L'inganno e la paura
Il mito del caos globale

Ed. Il Saggiatore
Collana La Cultura
ISBN 978-88-428-1477-1
€ 17,00
Pagine 384
(gennaio 2009)

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