terza sessione:
"Comunicazione e unità - le prospettive"
Globalizzazzione e mondo unito
Luciana Colla
Da molti anni è impegnata sul fronte dei recettori, dei fruitori della comunicazione. È presente in diverse commissioni di settore ed ha maturato una particolare esperienza nel campo media e famiglia, oltre che media e minori.
Ricordo benissimo il mio primo impatto con la TV: andare al bar con mamma, papà e fratelli per vedere "Lascia o Raddoppia" in bianco e nero. Era una bella serata, attesa da tutti, occasione di svago sereno, d’incontro con amici, motivo di discussione. Credo che il mio rapporto con la TV, come quello di tante famiglie sia cambiato quando questo mezzo di trasmissione non è rimasto più fuori dalla porta, ma è entrato e ha preso il suo posto nel salotto di casa. In un certo senso si è passati da un atteggiamento attivo (scegliere il programma, muoversi materialmente) ad uno passivo: il televisore è entrato in casa, viene acceso come si accende la luce e trasmette in continuazione cose buone e cattive.
Ho avvertito questa sua invadenza da subito, quando giovani sposi ci sedevamo sul divano nuovo, curiosi di seguire trasmissioni interessanti e divertenti dopo una giornata di lavoro. Era la novità che via via ci condizionava, ci rubava momenti preziosi, si insediava nella nostra vita. Con i bambini piccoli e man mano che i programmi diventavano sempre più sofisticati avvertivo quasi istintivamente il bisogno di controllare cosa vedevano i miei figli, stare vicino a loro per quanto possibile, perché mi stava a cuore la loro crescita e serenità.(...)
A tutti è noto come siano cambiati i contenuti e aumentate le possibilità di trasmissione ,la moltiplicazione dei canali ecc. per cui ho dovuto affinare il mio senso critico e la mia fantasia perché questo mezzo non sconvolgesse le giornate dei ragazzi prendendo il sopravvento su altri interessi o impegni: c’era la scuola con le sue esigenze, lo sport, le belle conversazioni a tavola.
Mi è nata una sorta di gelosia verso quel mezzo che poteva rubarci momenti preziosi di intimità famigliare. Questo senza demonizzarla, ma col desiderio di controllarla. Come non ricordare i tanti momenti di sano tifo sportivo dei miei sette maschi, o le accese discussioni dopo i primi dibattiti politici, o le riflessioni e sottolineature in seguito aduna trasmissione scientifica! Tutte occasioni di formazione certamente, soprattutto perché davano delle conoscenze su cui riflettere e confrontarsi.(...)
Anche con l’avvento dei nuovi media mi sono sempre più convinta dell’importanza della educazione ai mass media, della necessità di conoscerli per usarli correttamente ed essere così "cittadini più che utenti", come dice bene Piergiorgio Liverani sul libretto or ora pubblicato a nome del Copercom, dal titolo: "Il Manuale del Telegenitore".
Ed è proprio questo l’obiettivo che si sono date le 22 associazioni aderenti.
Pur diverse nelle loro finalità educative, sono unite da un comune interesse per una formazione specifica nel campo della comunicazione sociale e per una azione comune nei confronti sia delle emittenti che delle istituzioni, per un processo di umanizzazione della società.
Esse svolgono fra le altre cose un’opera di sensibilizzazione e di crescita della capacità e coscienza critica dei cittadini, promuovendo seminari e convegni, corsi di formazione (uno anche via Internet appena concluso) e pubblicazioni varie.
Penso che proprio per la straordinaria e rapida evoluzione di queste tecnologie, si richieda sempre di più una presenza vigile della famiglia sull’uso di questi media di cui conosciamo i grandi pregi, ma che molti studiosi oggi additano anche come fonte di grandi rischi e di patologie vere e proprie, già diffuse in molti paesi.