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Quando si è invitati ad un matrimonio, capita di parlare ai commensali e di non vedere un bel soggetto da fotografare giusto davanti al naso. Come stava succedendo a me...
Thomas Klann
Thomas Klann
fotografo
Panel 2 - Media, società locale e globale. Dialogo (im)possibile

c04-txt_rorizFátima Roriz
direttore gruppo TV, radio, stampa Jaime Câmara, Brasile


Sperimentazioni e dialogo

Amo quello che faccio e sento che in questo campo si trova la grande opportunità di costruire un mondo unito. Capisco il compito della comunicazione secondo le parole di Giovanni Paolo II: "La comunicazione sociale ha il compito d'unire le persone ed arricchirle."

Partecipare ad una tavola rotonda sulla possibilità di dialogo tra mass media locale e globale è una gran ricchezza. Penso che sia possibile, sì: il comunicatore è l'uomo del dialogo. Ci basti guardare la comunicazione più come una ricchezza che come un rischio.

Il primo passo è non confondere mezzi di distribuzione e telecomunicazioni con comunicazione sociale. Nonostante il convergere delle tecnologie, sono attività di nature diverse. Mezzi di distribuzione e telecomunicazioni sono strutture fisiche che creano enormi possibilità di migliorare la qualità di vita. La comunicazione sociale è il contenuto che circola per questi mezzi e che trasforma questa possibilità in realtà.

Citerò qui un piccolo brano d'un testo che non è mio, ma sento che arricchirà la nostra riflessione: "I mezzi di distribuzione sono un corpo, la comunicazione sociale è l'anima. Mezzi di distribuzione sono delle comodities , comunicazione è un bene culturale di valore strategico incommensurabile per un popolo. Entrambi i campi devono attuare insieme, senza che l'uno prevalga sull'altro. Comunicazione sociale senza mezzo di distribuzione è uno spettacolo per pochi, senza benefici per le popolazioni in generale. Mezzi di distribuzione che controllano la comunicazione sociale sono la via più corta per arrivare alla perdita della pluralità d'idee ed alla perdita d'identità culturale d'una nazione".

Insomma, quello che ci porta a pensare nell'impossibilità di un dialogo locale e globale è intavolare un rapporto planetario che presuppone la globalizzazione come causa d'impoverimento, che tutto impone, avvolge e manipula, mas che può essere contrapposta - come unica via di salvezza - dalla valorizzazione delle culture locali, come ci ricorda Domenico de Mais, sociologo.

E lui ricorda ancora: "La storia del mondo è una storia di potenze che crescono e tramontano. Nessuno aspetto geopolitico è destinato all'eternità. Quando un impero sembrerà sempre più invincibile, ci sarà il momento in cui sorgerà, da una altra parte, un'anomalia inaspettata, che lo indurrà a fare il rendiconto con la storia. Così è successo con l'Impero Romano quando è sorto il Cristianesimo, così è successo con l'impero napoleonico, quando esso non ha dato il dovuto valore alla resistenza spagnola."

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