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S.E. Monsignor John Patrick Foley
presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali
Il comunicatore uomo
del dialogo?
Saluto
di S.E. Monsignor John
Patrick Foley
Nedo
Pozzi
E' presente tra noi S.E.
Monsignor John Patrick Foley, presidente del Pontificio Consiglio per le
Comunicazioni Sociali, quindi particolarmente vicino alle nostre tematiche.
Preghiamo Mons. Foley di darci un
saluto.
S.E. Monsignor Foley
"Il silenzio la parola e la luce " sono alla sorgente della comunicazione!
Il tema del vostro convegno indica chiaramente l'importanza del silenzio nella
comunicazione.
Dio ha creato il mondo nel silenzio, come ci dice la Genesi, " In principio Dio
creò il cielo e la terra, e la terra era informe e vuota ". Paradossalmente
leggiamo all'inizio del Vangelo secondo Giovanni, " In principio era il Verbo e
il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio". Uno dei testi della Scrittura che
si legge il giorno di Natale sono dei versi, che dicono: "Mentre un assoluto
silenzio avvolgeva tutte le cose e la notte era a metà del suo corso, la tua
onnipotente Parola discese dal tuo trono regale ". Questo è dal libro della
Sapienza.
Dio è venuto nel mondo nel silenzio, nel silenzio di una notte in Giudea. Dio
viene nei nostri cuori in silenzio, nel silenzio delle preghiere, cioè arriva
nelle persone aperte e pronte a ricevere il Verbo di Dio, la parola di Dio. E'
un paradosso della spiritualità Cristiana che la Parola sia comunicata nel
silenzio.
San Francesco di Sales, il patrono dei giornalisti, dice: "Siate dei serbatoi,
e non solo dei canali di quello che voi dite ". Per essere dei comunicatori
credibili del messaggio più importante che il mondo abbia mai ricevuto e possa
mai ricevere, dobbiamo essere uomini e donne del silenzio. Di una riflessione
silenziosa, di una attenzione silenziosa, e di una carità senza ostacoli.
Troppa gente oggi pensa e parla solo dalla superficie. Dobbiamo parlare dal
profondo del nostro essere, dal profondo della nostra fede. C'è anche scritto,
di Gesù, che " la luce brillava nelle tenebre, ma la tenebre non lo hanno
accolto". Lui è venuto e non l'hanno accolto, ma "a quelli che lo hanno accolto
ha dato il potere di diventare figli di Dio". Anche noi parliamo nel buio, ma è
importante che non parliamo dal buio, che cerchiamo di comunicare con i nostri
simili. Spesso la nostra parola non viene ricevuta, a volte, anche da quelli
che ci sono più vicini.
Questo è un congresso sulla comunicazione, ma viene paradossalmente indicato
come un congresso sul "silenzio". Se abbiamo qualcosa da dire dobbiamo passare
del tempo in una preghiera silenziosa, nella meditazione, nella riflessione.
Dobbiamo contemplare Lui, Lui con il quale noi vogliamo comunicare.
In questi giorni fate riferimento giustamente a Chiara Lubich, la fondatrice
del Focolare. Mentre riflettete sul silenzio, la parola e la luce è giusto che
la donna che voi ricordate sia Chiara, una persona il cui nome significa
chiarezza, trasparenza, apertura. Seguendo il suo esempio possiamo imparare a
essere contemplativi nell'azione, e quello che " siamo " spesso comunica molto
di più di quello che diciamo".