congresso 2004
ICT & new media
intervento di Luigino Bruni
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Luigino Bruni
Università di Milano-Bicocca
A chi osserva oggi il mondo
della ICT dalla prospettiva delle relazioni umane, si può accorgere
immediatamente che stiamo assistendo ad un cambiamento che potremmo definire
epocale. Infatti la prima generazione di ICT si concepiva primariamente come un
supporto alle relazioni umane: informatica e tecnologia rendevano più agili e
scorrevoli le relazioni umane. Negli ultimi anni, invece, la ICT offre forme di
rapporti interpersonali, si concepisce come produttrice e venditrice di
"beni relazionali". La relazione umana non è solo servita e
supportata ma imitata e surrogata da nuove forme di relazioni.
In questi minuti vorrei mostrare, da una parte, come un processo simile stia avvenendo anche in economia, e, dall'altra, individuare alcuni rischi e paradossi che si nascondono sotto questo cambiamento di paradigma.
Che le relazioni umane avessero un valore nessuno lo ha messo mai in dubbio seriamente. Che fossero però qualcosa di cui dovesse occuparsi anche l'economia, era negato dalla stragrande maggioranza degli economisti fino a tempi molto recenti. Si sapeva che esistevano i rapporti umani, e che lo sviluppo economico potesse interferire con essi (sia positivamente che negativamente), ma l'oggetto diretto dell'economia restava altro, in particolare la ricchezza, i beni economici. Ultimamente qualcosa sta cambiando nel modo di concepire i rapporti umani. In particolare, voglio far notare che nell'ambito delle relazioni umane sta avvenendo qualcosa di simile a quanto verificatosi nei confronti dell'ambiente naturale. Fino a 30-40 anni anche noi economisti sapevamo che esisteva l'ambiente, ma assistevamo al suo inquinamento, o lo usavamo per produrre: nessun economista aveva pensato di farne oggetto diretto di studi in quanto economista. Ad un certo punto, e grazie anche ad una maturazione della società civile, è nata l'economia dell'ambiente, che ha iniziato a fare dell'ambiente l'oggetto diretto delle proprie riflessioni. L'ambiente è passato da "contesto" più o meno influenzato indirettamente dalle scelte e dalle variabili economiche, a "soggetto" diretto della riflessione economica. Quali sono stati gli effetti di questo cambiamento? Molti. Ne cito solo due, uno teorico e uno politico. Sul piano teorico l'economia ha iniziato ad includere tra i beni di cui si occupava da sempre anche i "beni ambientali", a considerare l'ambiente cioè anche come un bene economico: questo ha sviluppato la categoria di "bene pubblico", oggi centrale negli studi economici. Sul piano politico, iniziare ad inserire i costi ambientali, ha fatto sì che molti grandi imprese considerate fino ad allora efficienti iniziarono ad essere viste come molto inefficienti, e poi poco a poco le abbiamo viste ridursi, fino a trasformare il panorama industriale e quindi sociale dei paesi industrializzati: sono quasi scomparse le ciminiere, e, allo stesso tempo, il turismo (e quindi in buona parte l'ambiente) è diventato la principale industria dell'Occidente.
Venendo alle relazioni umane,
oggi potrebbe accadere - e in parte sta già accadendo - un processo analogo. Un
fattore scatenante l'interesse degli economisti per le relazioni umane è stato
il cosiddetto "paradosso della felicità", vale a dire i dati
provenienti dagli USA e dall'Europa che negli ultimi 40 anni mostrano un
reddito pro-capito aumentato di 3 volte mentre l'autostima della felicità è
diminuita. Lo sviluppo economico sembra, quindi, non solo non aumentare il
benessere o la felicità, ma addirittura diminuirla: allora, sorge la domanda, a
che giova la crescita economica, di cosa è indicatore il PIL?
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