congresso 2004
sessioni comuni
Intervista in sala
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Gianni BiancoInterviste
Chiederei ora a Gianni Bianco, giornalista televisivo che fa parte del gruppo di NetOne, di cogliere qualche impressione tra le personalità presenti.
Mi rivolgo a Peter Malone, direttore generale di Signis, un organismo che raggruppa i responsabili della comunicazione della Chiesa cattolica del mondo. Fra le diverse cose che ha detto Monsignor Foley, una cosa in particolare mi ha colpito: ha detto che si parla troppo in superficie. La sfida è parlare dal profondo: è una sfida che secondo lei NetOne ha raccolto?
Signis è l'associazione cattolica per la comunicazione nel settore audiovisivo. Anche nella parola "audiovisivo" abbiamo silenzi e suoni parole e luce, e mi sembra che nel nostro lavoro e in tutto il mondo, in 140 paesi o più, ufficialmente per la Chiesa dobbiamo essere delle persone di silenzio, persone che ascoltano, persone di parola e di luce che sostengono le persone che lavorano nei media cattolici, che sostengono i cattolici nei media. Mi sembra anche che per essere credibili, una parola che l'Arcivescovo Folley ha usato, cioè credibili nella nostra comunicazione, dobbiamo essere dei ponti tra la Chiesa e il mondo dei professionisti dei media. Per concludere, in risposta a questa domanda, per parlare dal "profondo ", NetOne saprà immergersi nel silenzio pieno della presenza di Dio essendo in sintonia con la presenza di Dio, con la parola di Dio, in un silenzio sempre in ascolto.
Mi rivolgo al professor Dario Viganò, presidente dell'Ente dello Spettacolo, direttore della Rivista del Cinematografo, docente presso l'Università Cattolica e la Pontificia Università Lateranense: Monsignor Foley ha parlato anche di chiarezza, trasparenza, apertura, che sono un po' le parole d'ordine di NetOne. Lei ha seguito fin dall'inizio e fino ad oggi il percorso di NetOne. Secondo Lei, NetOne è in linea con questa impostazione di cui si parla?
Per la mia esperienza credo che NetOne stia mantenendo i propositi iniziali,
propositi che nacquero nelle prime riunioni di un gruppetto che ha compreso
davvero come la comunicazione è il luogo dove ciascuno vive l'essere
responsabile nei confronti dell'altro, e dunque è il luogo di piena
umanizzazione, il luogo di realizzazione della persona umana proprio per questo
motivo.
Credo che in questo mondo nella comunicazione non si possano vivere mai
certezze, si devono solo gestire dei rischi, rischi che ciascuno di noi impara
a gestire essendo uomo del dialogo, cioè uomo innamorato della propria
identità, ma rispettoso dell'identità dell'altro, che crede che nel dialogo.
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