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informazione Informazione e carenza di relazioni

di Carla Cotignoli

Alla ricerca della “parola perduta”. Il ruolo dell’informazione

(Appunti preparati per l'Intervento tenuto nel corso del quarto meeting online di Comunicare per un mondo unito del 20 ottobre 2008)

carlacotignoli.jpg“La parola perduta”. E’ un’espressione coniata in questo tempo di crisi. Indica il fallimento della parola. Per l’uso che si fa delle parole. Se ne sono scritti libri.

Alla ricerca della “parola perduta”. Quindi ricerca. Da fare insieme. E’ una nostra proposta. Lancerò solo alcuni spunti. Di certo parziali, per di più occidentali. Attendono di essere completati dal vostro contributo per aprirci così insieme su un orizzonte mondiale.

Uno sguardo veloce alla situazione in cui viviamo. La convivenza nelle città globalizzate, siano metropoli che piccoli centri, soffre di una malattia grave: la “carenza di relazioni”.

Nonostante l’incredibile successo dei “personal media”, come telefonini e computer che moltiplicano i messaggi con email, sms, blog. E’ la diagnosi presentata in questi giorni dalla sociologa brasiliana Vera Araujo, davanti a oltre 200 musulmani e cristiani di tutto il mondo riuniti a Castelgandolfo.

 

Quale la causa? La sociologia oggi riconosce che l’esaltazione dell’individuo ha provocato fenomeni di esasperazione dell’individualismo, a chiusure egoistiche, sino all’intolleranza.

 

Quali i sintomi? La solitudine. E l’angoscia. Un suo derivato. Quell’angoscia che - come scrive Pasquale Foresi - proviene dallo strazio fra la nostra natura fatta per essere con gli altri e il trovarci tagliati fuori dagli altri. E’ la percezione profonda di non essere quello che in effetti siamo: umanità” .

 

Questa sofferenza richiede una cura. La cura - è evidente - è promuovere la cultura della relazione.

 

Leggi il testo completo

(Carla Cotignoli, giornalista, ha lavorato per la Radio Vaticana fino al pensionamento, ed è autrice di articoli su quotidiani e riviste cattoliche).



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Commenti  

 
0 #1 Giovanni Domenella 2009-05-06 22:02
L'aspetto più grave di questa comunicazione di massa degenerata, che più mi ferisce è la falsificazione della parola.
Abbiamo finito per connotare negativamente, rovesciandone il significato, parole nate per esprimere aspetti positivi della attività umana, e questa é certamente una impresa diabolica, che non solo ci impedisce di conoscere, di discernere e di comunicare, ma innesta nella vita di relazione immotivate ragioni di conflitto e di odio.
Parole come "speculazione" e "profitto" evocano oggi immediatamente sentimenti di ripulsa. All'opposto parole come amore e giustizia nascondono spesso parole come concubiscenza e vendetta.
L'uomo che si é fatto padronedel bene e del male ha purtroppo usurpato anche la Parola. .. ed é stato necessario che la Parola si facesse carne. Non si può dunque che ripartire da lì.
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