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di Maria Rosa Logozzo

Le mafie non temono la parola ma l'ascolto

LaureaSavianoL'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università degli Studi di Genova è stata l'occasione per attribuire a Roberto Saviano la laurea honoris causa in Giurisprudenza. In un ateneo blindato per motivi di sicurezza, Saviano ha tenuto la sua lectio magistralis di cui faccio una sintesi (video su Republica TV).

"(...) come è possibile che lobby così potenti possano avere paura della parola?". Saviano fa sua l'incredulità del pubblico e poi spiega: "Non è la parola in sé, scritta, pronunciata, dichiarata, ripresa, quella che fa paura. È la parola ascoltata, sono le persone che ascoltano e che fanno di quella parola le proprie parole. È questo che incute timore alle organizzazioni criminali."

Interrompo solo per un  inciso. Tutti noi possiamo ascoltare e sentir nostro quanto di vero chi ha coraggio racconta, ed è già tanto farlo. E possiamo indignarci.

"Nell'indignazione diventiamo testimoni empatici delle ingiustizie del mondo" scriveva Benedetta Tobagi qualche giorno fa  continuando: "deve germogliare la presa di coscienza che ogni lesione della giustizia nuoce all'intero corpo sociale, nel lungo periodo. L'indignazione marca il punto di rottura della sopportazione, segna il risveglio della coscienza morale ed è un formidabile impulso verso l' agire politico

Però possiamo fare di più: vivere in controtendenza, incarnando nel quotidiano quei valori in cui crediamo. Inietteremo così nel corpo sociale un antidoto al veleno di interessi egoistici, di ingiustizie, di crimini e di stupidaggini che lo intossica e lo smembra.

Saviano prosegue: "Raccontare è parte necessaria e fondamentale del diritto. Non raccontare è come mettere in discussione il diritto." Questa insueta associazione tra parola e diritto la spiega così: "non solo in Italia, c'è chi investe energie e interviene non sul racconto delle cose, ma su chi le racconta. Come se il narratore fosse responsabile dei fatti che sta narrando. Si invita per esempio a non raccontare l'emergenza rifiuti a Napoli per non delegittimare la città: quindi non sono i rifiuti che delegittimano la città ma chi li racconta. Se un problema non lo racconti, e soprattutto se non lo racconti in televisione, quel problema non esiste. È una sorta di teoria dell'immateriale, ma in realtà fa capire quanto sia fondamentale la necessità di raccontare."

La lezione prosegue riportando l'attenzione su storie di scrittori e artisti che hanno agito a prezzo o a rischio della loro vita: i 110 giornalisti del mondo uccisi nel 2010, Christian Poveda trucidato in Salvador nel 2009, la poetessa russa Anna Achmatova colpita nei suoi affetti nel periodo della rivoluzione bolscevica, la cantante Miriam Makeba esiliata per decenni dal governo bianco del Sudafrica.

Ma qual è oggi in Italia la condizione di chi racconta? Quando si mette alla tastiera per scrivere - dice Saviano - è conscio di una minaccia: "Se tu racconti quello che dai magistrati è considerato un mio crimine, io racconto il tuo privato. Tutti hanno scheletri nell'armadio, quindi meglio che abbassiate lo sguardo e molliate la presa"

Compito degli intellettuali è "dire che non siamo tutti uguali, non facciamo tutti le stesse cose. Certo, tutti abbiamo debolezze e contraddizioni, ma diverso è l'errore dal crimine, diversa è la corruzione dalla debolezza. Mentre si cerca di far passare il concetto che siamo tutti 'storti' per coprire le storture di qualcuno."

Cita poi un preghiera di Tommaso Moro: "Dio aiutami ad avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, di sopportare le cose che non posso cambiare, ma soprattutto dammi l'intelligenza per capire la differenza" e vi aggancia un invito: "Questo è il momento in cui in noi possiamo trovare la forza di cambiare e comprendere finalmente che non dobbiamo credere che tutto quello che accade sia inevitabile e quindi soltanto sopportare."

Fin qui Saviano. Sì, dobbiamo trovarla questa forza, non da soli ma tutti insieme, sostenendoci l'un l'altro a mantenerci coerenti.  Non è l'unione che fa la forza?

Repubblica ha pubblicato parte del testo della lezione - da cui ho tratto le citazioni - all'interno di un articolo.

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Commenti   

 
+1 #2 Raff 57 2011-01-27 10:15
Grazie a MariaRosa e ad Antonio per gli utili spunti.Credo che il problema fondamentale da rimuovere sia l'IGNORANZA.A Napoli(e,tra poco,altrove) si è arrivati alla vergognosa situazione dei rifiuti nelle strade in modo graduale. Perchè una larga fetta degli italiani, di fronte al manifestarsi di un problema (all'inizio piccolo) sociale non va a denunciarlo all'autorità preposta(vigile , sindaco, giornalista), mettendole pressione (come avviene nei Paesi Civili), bensì SI ADEGUA. Non trovo parcheggio? Auto sul marciapiede! Il Comune è carente nella raccolta dell'immondizia ? Sacco in strada! C'è la coda? Salto la coda! Negli ultimi 150 anni, nessuno ha spiegato a questa popolazione (ricordiamoci che i politici e i giornalisti che abbiamo, sono nati in Italia e hanno frequentato scuole italiane. Non vengono dalla Luna!) che il bene del Paese e il bene individuale coincidono.Biso gna PRIMA formare le coscienze con l'informazione. Solo POI, ci sarà l'indignazione e la voglia di cambiare.
 
 
+1 #1 antonio de lorenzo 2011-01-26 19:29
Non possiamo non essere d'accordo su quanto detto da Saviano e commentato da Maria Rosa,ma quanti di noi hanno la voglia e la forza di esporsi?In prima persona,impegna ndosi,scrivendo ai giornali,scende ndo in piazza?Discuten do con chi stenta ad avere un quadro realistico della nostra società?E poi,chi si indigna di fronte allo scempio continuo della cultura,della religione,della donna?C'è una buona dose di ipocrisia in noi e in molte Istituzioni,le quali dovrebbero mostrare più coerenza con il loro mandato.Ecco,fo rse dovremmo indignarci un pò di più e dire chiaramente,sec ondo il dettato evangelico: "si,si-no,no"