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Un motivo nel motivo
Quando si è invitati ad un matrimonio, capita di parlare ai commensali e di non vedere un bel soggetto da fotografare giusto davanti al naso. Come stava succedendo a me...
Thomas Klann
Thomas Klann
fotografo

di Raffaele Cardarelli

L'avvento degli zaini

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Le persone non si fanno influenzare dalle cose, ma da come vedono le cose” (Anonimo)

Verso la metà degli anni ’80, INVICTA, un’azienda piemontese, produttrice di accessori per alpinismo, lancia sul mercato gli zaini-scuola. Lo spot mostra il viaggio-vacanza, in un’esotica località asiatica, di 2 giovani con uno zaino come unico bagaglio e si chiude con lo slogan: “Invicta. Tutta la libertà!”. In meno di 2 anni, quasi tutti gli studenti italiani sostituiscono la tradizionale cartella con questi coloratissimi zaini!

Come e perché la pubblicità riesce ad influenzare i nostri comportamenti? La risposta a questa domanda è nascosta dentro di noi.

I nostri antenati (egizi, greci, romani…) hanno immaginato l’esistenza di personaggi mitici (“dèi”), che potessero rappresentare, a livello di perfezione, i valori più importanti (amore, guerra, sapienza….). La maggior parte dei comportamenti – sociali e personali - era condizionata da queste “divinità”.
L’essere umano, che tende per natura all’infinito, aderisce alle persone/ai simboli che considera coerenti con le proprie aspirazioni, custoditi nella nostra sfera emotiva.

 I “divi” del cinema, dello sport – eredi moderni degli antichi dèi – possono essere la rappresentazione più efficace dei nostri valori (Valentino Rossi = simpatico, vincente…) e indirizzare, in varie modalità, i comportamenti (“Fate come me! Sarete come me!”).

Nel corso di ogni nostra esperienza - un’amicizia, la visione di un film, una vacanza - riceviamo messaggi razionali ed emotivi, che contribuiranno a formare i nostri valori. Ma sono i linguaggi emotivi (se coerenti con i nostri valori) che riescono a muovere (e-moveo, da cui e-mozione, e-motion) i nostri comportamenti. Le nostre  scelte vocazionali/lavorative (“farò l’infermiere, l’insegnante, perché voglio aiutare i più deboli”), ma anche la preferenza di un capo d’abbigliamento o di un’amicizia, sono la testimonianza di questa “adesione”.

Gli zainetti colorati INVICTA erano la sintesi (fantastica) del “vivere in libertà”; un “simbolo” che trasformava l’andare a scuola in “un’avventura”. Così la scuola sembra (perfino) più bella….

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(A' come pubblicitA' è una rubrica mensile da me tenuta sul quindicinale Città Nuova, ripubblicata su questo sito per gentile concessione dell'editore)

Città Nuova n.2 - 2011

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