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Rubriche

di Thomas Klann

Grattacieli che 'mangiano' le favelas

 

Grattacieli che 'mangiano' le favelas a San Paolo - foto di Thomas Klann

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Recentemente sono stato in Brasile, per motivi di lavoro. Il mio equipaggiamento per le riprese video era composto in maggior parte da “action camera”.
Sono telecamere con dimensioni e peso ridotti, che possono essere montate su un drone, un quadrocopter.
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di Thomas Klann

Il punto di fuga

 

Prospettiva - foto di Thomas Klann

(clicca per ingrandire)

Riprendo dalle ultime due foto di questa rubrica. Una era presa dall'alto: " bisogna abituarsi a vedere le cose in una nuova prospettiva", commentavo. Perché? Perché in una foto dall'alto non esiste il cosiddetto punto di fuga.
Invece in quella che ho chiamato 'foto macro' esso esiste. Il punto di fuga sottolinea la prospettiva, ma in questo caso è fuori dall'inquadratura. 

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di Thomas Klann

La foto macro

 

Sulla scrivania - foto di Thomas Klann

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Sono tanti i campi di lavoro nell'ambito fotografico: fotografia sportiva, attualità, reportage, architettura, matrimoni e celebrazioni, ecc.
Ognuna di queste discipline porta con se delle problematiche di realizzazione sia organizzative che tecniche. Ma a volte ci si trova a confrontarsi anche
con i limiti del mezzo in sé, i limiti della macchina fotografica.
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Panel 1 - prospettive.cultura@ict&newmedia

Tecnologia, politica, sviluppo      

c04-txt_rondinaraSergio Rondinara
Pontificia Università Salesiana


Prima di addentrarmi nell'argomento affidatomi vorrei spendere due parole su che cosa intendo per tecnologia. La nozione di tecnologia richiama necessariamente quella di tecnica . La tecnica, intesa come quella forma di attività che produce mezzi e processi capaci di migliorare le condizioni di vita e del lavoro umano, è nata con noi. La tecnica è nata con l'uomo. Oggigiorno, nella cultura contemporanea la tecnica è divenuta una scienza: tecnologia ; cioè un sapere progettuale capace di trasformare le situazioni esistenti in situazioni desiderate1 dalla persona umana. La tecnologia è la scienza dell'artificializzazione; un sapere che rende sempre più artificiale l'ambiente in cui viviamo e il nostro stesso corpo. È sotto gli occhi di tutti noi come quel progresso scientifico e tecnologico che è stato il motore del nostro sviluppo economico-sociale ha mostrato una radicale ambiguità. Se è vero che ha fatto compiere notevoli progressi alla qualità della vita ed alla conoscenza umana, è altrettanto vero che la tecnologia contemporanea racchiude, possibilità negative di asservimento2 della persona prima inesistenti e purtroppo perfino di annientamento dell'umanità. Basti pensare al condizionamento dei mass-media sulle masse, al degrado ambientale, al deterrente nucleare, e alle manipolazioni genetiche per rendersi conto a quali forme di asservimento siamo quotidianamente soggetti.

Non voglio entrare nei dettagli di queste forme di asservimento, ma dato che siamo in un convegno sulla comunicazione permettetemi una breve considerazione sui media . L'azione dei media ha provocato una radicale trasformazione del comunicare, ma lo ha fatto in un'ottica sempre più strumentale. Non voglio demonizzare i media - che se gestiti con accortezza possono contribuire ad elevare il livello della civiltà umana - ma è ben evidente come essi abbiano prodotto una progressiva spettacolarizzazione del mondo, dove una persona non vale per ciò che è ma per come si esibisce. In termini più generali i media hanno tendenzialmente veicolato nel contesto sociale l'implicita riduzione di ogni cosa al suo apparire. Una cosa vale in quanto appare; una cosa è quello che è unicamente in quanto appare.

Torno all'argomento dell'asservimento già accennato. Questo asservimento della persona umana non dipende certamente dalla natura del sapere tecnico-scientifico, quanto piuttosto da fattori ideologici ed economici che hanno condizionato e continuano a condizionare la crescita culturale delle nostre società. Il modo in cui abbiamo gestito nelle nostre società industriali l'impresa tecnologica, ha avuto un ruolo determinante nel generare quei problemi di asservimento della persona umana sopra citati e nei quali oggi c'imbattiamo. Questa situazione ci spinge ad un ripensamento e ad una riformulazione delle motivazioni del lavoro tecnologico in quanto oggi la questione fondamentale, per chi opera in tale settore, non è tanto di dominare gli eventi naturali per ottenere una migliore qualità della vita - come era stato nel passato -, bensì di minimizzare le conseguenze negative di tale dominio. C'è una sfida che oggi la società civile lancia all'impresa tecnologica: è la richiesta di contribuire ad assicurare le condizioni necessarie per la sopravvivenza umana riducendo e controllando quegli aspetti negativi di asservimento scaturiti dal suo stesso sviluppo. Oggigiorno assistiamo ad un sempre maggior controllo sull'impresa tecnologica da parte di forze politico-economiche e la comunità tecnico-scientifica è chiamata a soddisfare una grande varietà di richieste: si va dal soddisfare i bisogni umani elementari - cibo, alloggio, salute - al creare profitto e competitività per l'industria nazionale attraverso le innovazioni tecnologiche; dal miglioramento della qualità della vita al servire lo stato in vari modi tra cui la produzione di armamenti sempre più sofisticati. Sono dunque molti, e irrisolti, i problemi intorno all' impresa tecnologica , e pertanto non possiamo più considerarla un evento neutro, un evento cioè non degno di un'attenta e costante riflessione critica. Tutto ciò ci spinge necessariamente ad un suo ripensamento, a pensarla cioè in stretta relazione con in concetto di cultura3. La tecnologia, infatti, è immersa all'interno di relazioni culturali non solo perché i suoi sviluppi sono il risultato di un contesto economico, politico e sociale, ma anche perché essa stessa determina, suggerisce, crea nuove esigenze che diventano espressione di una cultura umana. Dunque evitare che l'impresa tecnologica venga considerata un evento neutro. L'impresa tecnologica fino a pochi decenni fa poteva essere considerata uno strumento al servizio della persona umana e dei suoi bisogni, ma oggi ha ormai assunto i tratti di un potenziale a rischio, potenziale che a mio avviso va regolato, controllato e orientato secondo una direzionalità meta-tecnica. Occorre disciplinare e - dove lo si ritenesse necessario - porre anche dei limiti circostanziati allo sviluppo dell'impresa tecnologica. Non stiamo forse assolutizzando l'assioma: «dobbiamo fare tutto ciò che è possibile fare?». Questa necessità, la cui opportunità è stata per anni rimossa nelle società industriali, apre problematiche nuove e dalle non facili soluzioni perché mancano complessivamente delle coordinate di riferimento comuni che ci indichino quali debbano essere i principi etici attraverso i quali regolare il controllo della tecnologia.

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(...) oramai per quasi tutti internet è solo e soltanto facebook (e un po’ twitter).
Se ci impensierisce il fatto che quasi tutte le tv e i giornali in Italia sono della stessa persona dovremmo rabbrividire di fronte all’idea che in tutta internet oramai conta un solo sito, che tra l’altro possiede buona parte dei nostri dati personali.
Che basta spegnerlo per accecarci e modificarlo per ingannarci.

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