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Rubriche

di Thomas Klann

Grattacieli che 'mangiano' le favelas

 

Grattacieli che 'mangiano' le favelas a San Paolo - foto di Thomas Klann

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Recentemente sono stato in Brasile, per motivi di lavoro. Il mio equipaggiamento per le riprese video era composto in maggior parte da “action camera”.
Sono telecamere con dimensioni e peso ridotti, che possono essere montate su un drone, un quadrocopter.
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di Thomas Klann

Il punto di fuga

 

Prospettiva - foto di Thomas Klann

(clicca per ingrandire)

Riprendo dalle ultime due foto di questa rubrica. Una era presa dall'alto: " bisogna abituarsi a vedere le cose in una nuova prospettiva", commentavo. Perché? Perché in una foto dall'alto non esiste il cosiddetto punto di fuga.
Invece in quella che ho chiamato 'foto macro' esso esiste. Il punto di fuga sottolinea la prospettiva, ma in questo caso è fuori dall'inquadratura. 

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di Thomas Klann

La foto macro

 

Sulla scrivania - foto di Thomas Klann

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Sono tanti i campi di lavoro nell'ambito fotografico: fotografia sportiva, attualità, reportage, architettura, matrimoni e celebrazioni, ecc.
Ognuna di queste discipline porta con se delle problematiche di realizzazione sia organizzative che tecniche. Ma a volte ci si trova a confrontarsi anche
con i limiti del mezzo in sé, i limiti della macchina fotografica.
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Panel 1 - Le domande della società globale

Diversità culturali-religiose e sintonie planetarie

Tavola rotonda condotta da

c04-txt_lorigaPaolo Loriga
caporedattore "Città Nuova"



Introduzione

Ed eccoci al primo spazio di approfondimento che svilupperemo in questo "congresso nel congresso", relativo all'informazione. Un saluto particolarmente cordiale perciò a tutti i colleghi presenti in sala e a quanti hanno scelto questa sezione per seguirne i lavori.

Il tema che indirizza la nostra riflessione - Diversità culturali-religiose e sintonie planetarie - non è, sia ben chiaro, una tesi che vogliamo dimostrare a tutti i costi, ma una ricerca che intendiamo condurre assieme. Ognuno di noi, provenendo dalle più diverse latitudini, può essersi fatto una personale convinzione, suffragata pure da tanti elementi raccolti. Ma è certo un'occasione ghiotta questa possibilità di prendere parte ad un confronto internazionale ricco di contributi.

Vorrei iniziare coinvolgendovi in un semplice gioco. Proviamo insieme a ridisegnare su una carta geografica i cinque continenti in base alla rappresentazione della realtà diffusa dai mezzi di comunicazione. Facile immaginare un apocalittico mutamento delle masse terrestri: l'Europa dell'Ovest e gli Stati Uniti risulterebbero enormemente dilatati, alcuni continenti soffrirebbero di improvviso nanismo, altre aree sarebbero ridotte ad una dimensione, quella bellica (Medio Oriente) e quella mercantile (Asia), mentre qualche regione del pianeta rischierebbe la scomparsa.

Il motivo è presto detto: le 4-5 principali agenzie internazionali d'informazione sono occidentali, i cui principali clienti sono i mezzi di comunicazione dell'Occidente, interessati a notizie appetibili dell'Occidente. Così il 90 per cento delle notizie diffuse nel mondo riguarda l'Occidente. L'attenzione agli altri continenti è subordinata in gran parte a fatti che coinvolgono direttamente persone e interessi occidentali. Da qui, ad esempio, il triste fenomeno delle guerre cosiddette "ignorate" e i tanti avvenimenti drammatici, dei cui sviluppi non si avranno mai ulteriori notizie. Per di più, anche le grandi testate stanno chiudendo, per ragioni di costi, tanti uffici di corrispondenza proprio nelle zone in questione. E questo avviene mentre nei media occidentali l'informazione è sempre più spettacolarizzata, spesso effimera, condizionata dagli indici di ascolto, a braccetto con l'intrattenimento.

Eppure ci sono popoli, culture e religioni che, in aree non certo marginali del pianeta, hanno ruoli e influenze decisivi e dovrebbe essere oggetto di una seria e costante attenzione.

Per questa tavola rotonda d'apertura abbiamo voluto applicare il paradigma del titolo generale del convegno che gioca sui termini silenzio, parola e luce, dando voce ad alcuni esponenti - necessariamente solo alcuni - di quelle aree del pianeta confinate ad una scarsa rilevanza mediatica.

Sappiamo bene che l'universo dei media costituisce "il principale areopago del tempo moderno", e che sta unificando l'umanità. Ma quello che ne deriva non è un villaggio globale, ha troppe sembianze occidentali. Non è necessariamente una colpa, ma è importante che non si faccia passare la rappresentazione dell'Occidente per quella del mondo intero.

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