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Rubriche

di Thomas Klann

Grattacieli che 'mangiano' le favelas

 

Grattacieli che 'mangiano' le favelas a San Paolo - foto di Thomas Klann

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Recentemente sono stato in Brasile, per motivi di lavoro. Il mio equipaggiamento per le riprese video era composto in maggior parte da “action camera”.
Sono telecamere con dimensioni e peso ridotti, che possono essere montate su un drone, un quadrocopter.
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di Thomas Klann

Il punto di fuga

 

Prospettiva - foto di Thomas Klann

(clicca per ingrandire)

Riprendo dalle ultime due foto di questa rubrica. Una era presa dall'alto: " bisogna abituarsi a vedere le cose in una nuova prospettiva", commentavo. Perché? Perché in una foto dall'alto non esiste il cosiddetto punto di fuga.
Invece in quella che ho chiamato 'foto macro' esso esiste. Il punto di fuga sottolinea la prospettiva, ma in questo caso è fuori dall'inquadratura. 

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di Thomas Klann

La foto macro

 

Sulla scrivania - foto di Thomas Klann

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Sono tanti i campi di lavoro nell'ambito fotografico: fotografia sportiva, attualità, reportage, architettura, matrimoni e celebrazioni, ecc.
Ognuna di queste discipline porta con se delle problematiche di realizzazione sia organizzative che tecniche. Ma a volte ci si trova a confrontarsi anche
con i limiti del mezzo in sé, i limiti della macchina fotografica.
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Panel 1 - Le domande della società globale

Sperimentazioni e dialogo

c04-txt_mundellSarah Mundell
studente di giornalismo presso l’universita’ di New Paltz



Progetto di gruppo per un corso di etica mediale

Verso la conclusione del corso, il professore di etica mediale ci ha chiesto un giorno di preparare un lavoro di gruppo per affrontare ed esporre un problema etico secondo uno dei metodi di decisione studiati. Ci spiegava anche che lavorare a gruppi sarebbe stato il miglior modo per noi, futuri giornalisti, di far pratica con l'etica vissuta in situazioni di vita reale.

Tra i cinque argomenti proposti abbiamo scelto il problema della censura di foto di guerra nei quotidiani degli USA (specialmente della corrente guerra in Iraq). Infatti eravamo tutti d'accordo che la maggioranza di foto sui giornali erano foto di routine di esercitazioni militari, tutte molto vaghe, che allontanavano dalla realta' e disumanizzanti. Se le foto riprendevano persone, erano invece spesso foto che chiamavano vendetta, odio, paura e patriottismo. Ci sentivamo privati della nostra dignita' sentendoci ledere e manipolare le nostre opinioni, invece di ricevere un quadro oggettivo ed equilibrato delle due parti in conflitto. Sentivamo che tale censura stava aiutando la causa di una guerra ingiusta.

Pur entusiasti di lavorare a questo progetto insieme, ben presto i nostri "io" si sono fatti strada. Un membro del nostro gruppo, Dan, aveva un sacco di buone idee, ma non ascoltava nessun'altra opinione, non faceva la sua parte, pur continuando a dirci che dovevamo fare la nostra.

Mi sono subito accorta che, come me, tutti gli altri nel gruppo iniziavano ad averne di troppo. Cosi' ho cercato di capoire quale fosse la parte della presentazione affidata a me in modo da prepararmi da sola e non essere disturbata continuamente da quel ragazzo. Ma mi sono accorta che non era il giusto atteggiamento da prendere.

Ho cercato di trovare modi di aprire la discussione per avere il contributo degli altri, e sicuramente ha aiutato un po'. Ma solo una settimana prima della presentazione, una grande incomprensione ci ha quasi bloccato.

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La parola presuppone una virtuale unità della vita: unità da evidenziare e concretare nella prova. L'esprimere modifica. Forse creatività è fare esprimere profondamente ognuno.

Danilo Dolci 

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Grazie a Starkmacher di questo lavoro!

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