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Rubriche

di Thomas Klann

Grattacieli che 'mangiano' le favelas

 

Grattacieli che 'mangiano' le favelas a San Paolo - foto di Thomas Klann

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Recentemente sono stato in Brasile, per motivi di lavoro. Il mio equipaggiamento per le riprese video era composto in maggior parte da “action camera”.
Sono telecamere con dimensioni e peso ridotti, che possono essere montate su un drone, un quadrocopter.
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di Thomas Klann

Il punto di fuga

 

Prospettiva - foto di Thomas Klann

(clicca per ingrandire)

Riprendo dalle ultime due foto di questa rubrica. Una era presa dall'alto: " bisogna abituarsi a vedere le cose in una nuova prospettiva", commentavo. Perché? Perché in una foto dall'alto non esiste il cosiddetto punto di fuga.
Invece in quella che ho chiamato 'foto macro' esso esiste. Il punto di fuga sottolinea la prospettiva, ma in questo caso è fuori dall'inquadratura. 

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di Thomas Klann

La foto macro

 

Sulla scrivania - foto di Thomas Klann

(clicca per ingrandire)

Sono tanti i campi di lavoro nell'ambito fotografico: fotografia sportiva, attualità, reportage, architettura, matrimoni e celebrazioni, ecc.
Ognuna di queste discipline porta con se delle problematiche di realizzazione sia organizzative che tecniche. Ma a volte ci si trova a confrontarsi anche
con i limiti del mezzo in sé, i limiti della macchina fotografica.
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Un paradigma innovativo della comunicazione: l'amore

c04-txt_boselliGuglielmo Boselli
(videoregistrazione)



videoregistrazione, 27.09.2001

Da queste ultime parole di Dori Zamboni, si fa evidente il rapporto con il mondo delle comunicazioni in vertiginoso sviluppo. Mai come ora abbiamo avuto a disposizione mezzi così potenti che fanno superare ogni barriera posta dai limiti di spazio e tempo.

E ne abbiamo fatto esperienza forte proprio grazie all'incredibile tragedia che ha colpito gli Stati Uniti. E' stato uno shock vissuto in tempo reale da tutto il mondo, compresa Russia e Cina. L'umanità come un unico corpo ha vissuto gli stessi timori, le stesse emozioni, la stessa reazione che ha spinto a unirsi per combattere un male comune: il terrorismo.

Molti hanno detto: è una svolta della storia.

E qui dà le vertigini pensare a quale compito siamo chiamati come comunicatori, come mediatori tra ciò che accade e la società.

Igino Giordani iscriveva i giornalisti, gli operatori dei media, "tra i più diretti costruttori della città nuova".

Ecco allora che quel "nuovo", quel "carisma di unità" suscitato 60 anni fa, che ha per fondamento il fatto che Dio è Amore, ci giunge in questo inizio di nuovo millennio come un patrimonio di grande attualità.

Cerchiamo insieme di scoprire le applicazioni al nostro mondo dei media. Ne tracciamo ora solo qualche linea per offrire spunti per il vostro apporto, attraverso le esperienze sul campo e il dialogo che seguirà.

Dio è Amore. Conduce naturalmente alla comunicazione: l'amore infatti di per sé comunica. L'amore diventa dunque il "paradigma" stesso della comunicazione, portando ad un radicale cambiamento del nostro modo di essere e di lavorare.

Ci conduce allora a riscoprire la nostra stessa vocazione di comunicatori. L'amore - come ha detto Chiara, "fa vedere più in là", fa cogliere e comunicare il filo d'oro che attraversa gli avvenimenti.

E' una luce che ci aiuta a smascherare anche quanto è subdolo e ci fa chiedere: i mezzi di comunicazione sono davvero sempre mezzi che conducono alla fraternità universale, a comporre in unità la famiglia umana, come è nel disegno di Dio-Amore?

Per esempio: il rischio più grande posto dal processo di globalizzazione dei media, gestiti, sempre di più, da quelli che sono stati definiti gli "iper-poteri globali" al di là delle sovranità nazionali degli stati, tendono ad imporre il "pensiero unico", funzionale agli obiettivi dominanti degli interessi del mercato. Si pone l'interrogativo se sul futuro della comunicazione si profila un'apertura globale o un'oppressione planetaria.

E si arriva al paradosso, espresso bene da Gilles Lipovetsky, che "l'era della comunicazione di massa è l'era del deterioramento della comunicazione tra le persone".

Anche l'istantaneità della comunicazione oggi raggiunta, che rappresenta un salto qualitativo e quantitativo rispetto al passato, presenta numerosi pericoli, il più grave dei quali è forse la superficialità indotta nel guardare alla realtà, l'"usa e getta" della notizia. Ciò rischia di produrre una dissuetudine a riflettere.

Il pubblico tende ad assegnare agli eventi un'importanza proporzionale all'enfasi attribuita dai mass media agli stessi eventi, ai problemi, alle persone...

Il bombardamento, poi, di notizie intrise di violenza, suscita nell'opinione pubblica crescente paura del futuro che appare senza speranza.

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