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Rubriche

di Thomas Klann

La foto macro

 

Sulla scrivania - foto di Thomas Klann

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Sono tanti i campi di lavoro nell'ambito fotografico: fotografia sportiva, attualità, reportage, architettura, matrimoni e celebrazioni, ecc.
Ognuna di queste discipline porta con se delle problematiche di realizzazione sia organizzative che tecniche. Ma a volte ci si trova a confrontarsi anche
con i limiti del mezzo in sé, i limiti della macchina fotografica.
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di Thomas Klann

Implicazioni delle nuove visioni da drone

 

Loppiano, il College - foto di Thomas Klann

(clicca per ingrandire)

Riflettevo in questi giorni su come ci si stia avviando a un nuovo modo di veder le cose, da nuove prospettive.
Fino a qualche tempo fa eravamo abituati a una visione in un certo senso 'dal nostro orizzonte', ad esempio c'era un cielo, una terra e qualcosa in mezzo, come una casa, un castello o una persona.
Ora possiamo vedere dall'alto, dalla prospettiva di un uccello, di un aereo, di un elicottero.
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di Thomas Klann

Se tutto è perfetto, dove rimane la fantasia?

 

Di notte a Venezia - foto di Javier Garcia

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Oggi è facile scattare foto, lo facciamo tutti, con il cellulare, con la macchina fotografica, con la telecamera... ma quando una foto è di qualità?
Cosa fa la qualità di una fotografia?
E qui vi chiedo perdono in anticipo se devo dare un po' di numeri :-).
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Panel 2 - Media, società locale e globale. Dialogo (im)possibile

Tavola rotonda condotta da

c04-txt_barlocciAlberto Barlocci
direttore "Ciudad Nueva"



Introduzione

Credo che il tema di questa tavola rotonda suppone che ci si domandi da un lato che lettura che possiamo fare del rapporto tra societá locale e globale dal punto di vista dei media e, soprattutto, cosa possiamo fare noi operatori dei media nel contesto attuale?

Questa seconda parte della domanda tiene conto che la maggior parte dei presenti, spesso, non abbiamo un potere decisionale, seguiamo direttive, magari lavoriamo in un media fortemente condizionato sul piano politico o economico, e siamo costantemente impegnati per riuscire a salvare la nostra etica professionale, se non la stessa libertá di informazione.

La realta globale offre fondamentalmente delle possibilitá . Mi pare che ció sia un potenziale innegabile sul piano della conoscenza, della cultura, sul piano economico, politico, del rapporto tra i popoli, ecc.

Ció peró non significa che tali possibilitá coincidano anche con le corrispondenti capacitá , con la disponibilitá e dunque l' accesso.

La possibilitá di una lingua comune come l'inglese, é senz'altro reale, ma non significa che io abbia capacitá per usarla, anche nel senso dei mezzi economici, la conosca e abbia accesso a conoscerla.

Ossia, l'uguaglianza fondamentale che suppone la dimensione globale é certamente ontologica, perché siamo uguali in quanto fratelli, ma non vuol dire che siamo uguali nella realtá storica che stiamo vivendo.

La globalizzazione evidenzia infatti anche notevoli disuguaglianze (asimmetrie) che é necessario tener presente, perché nessun dialogo é possibile se non tra uguali, e spesso questa uguaglianza o, se si vuole, questa fraternitá, va creata.

Parlo di disuguaglianze e non di diversitá , che sono sempre una fonte di ricchezza; voglio cioé dire che esistono elementi condizionanti che producono disuguaglianze, spesse volte drammatiche.

Va allora tenuto conto che al " tavolo globale " al quale siamo invitati, esiste un Primo Mondo ed un Terzo Mondo, con tutto ció che esso comporta sul piano politico, economico, della tecnologia e della conoscenza e che concorre ad accentuare tali disuguaglianze.

C'è chi é escluso , emarginato, anche dal mercato perché non ha la capacitá di creare domanda. Spesso sono regioni e quasi continenti interi che non appaiono nell'informazione. Penso all'Africa, dove per qualcuno siamo al bordo di una secondo guerra mondiale africana , mentre pochi si son resi conto dell'esistenza della prima.

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La vita umana viene percepita come valore, ricca di senso, quando ci si sente amati e quando si impara ad amare.

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