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Rubriche

di Thomas Klann

Grattacieli che 'mangiano' le favelas

 

Grattacieli che 'mangiano' le favelas a San Paolo - foto di Thomas Klann

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Recentemente sono stato in Brasile, per motivi di lavoro. Il mio equipaggiamento per le riprese video era composto in maggior parte da “action camera”.
Sono telecamere con dimensioni e peso ridotti, che possono essere montate su un drone, un quadrocopter.
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di Thomas Klann

Il punto di fuga

 

Prospettiva - foto di Thomas Klann

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Riprendo dalle ultime due foto di questa rubrica. Una era presa dall'alto: " bisogna abituarsi a vedere le cose in una nuova prospettiva", commentavo. Perché? Perché in una foto dall'alto non esiste il cosiddetto punto di fuga.
Invece in quella che ho chiamato 'foto macro' esso esiste. Il punto di fuga sottolinea la prospettiva, ma in questo caso è fuori dall'inquadratura. 

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di Thomas Klann

La foto macro

 

Sulla scrivania - foto di Thomas Klann

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Sono tanti i campi di lavoro nell'ambito fotografico: fotografia sportiva, attualità, reportage, architettura, matrimoni e celebrazioni, ecc.
Ognuna di queste discipline porta con se delle problematiche di realizzazione sia organizzative che tecniche. Ma a volte ci si trova a confrontarsi anche
con i limiti del mezzo in sé, i limiti della macchina fotografica.
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I rapporti con Hollywood

Introduzione

c04-txt_zanzucchiMichele Zanzucchi
giornalista




La comunicazione è uno degli aspetti più importanti della vita umana. Direi di più, citando Chiara Lubich.: " Il cuore ha bisogno di comunicare come della vita". E per noi, che cerchiamo di mettere al primo posto tra i valori condivisi la fraternità, la comunicazione trova nei mezzi di comunicazione sociale una via all'universalità.
Nell'esperienza di Chiara Lubich e delle sue prime compagne appariva evidente che non si può andare a Dio da soli, che non si può crescere nell'unione con Lui da soli, individualmente, ma insieme. E questo comportava un posto essenziale al comunicare. Le ragazze di Trento avevano un'immediatezza tale nel rapportarsi tra di loro e con gli altri che chi le osservava avrebbe potuto dire che la loro vita era tutta imbevuta di comunicazione.
E poi sin dai primissimi giorni della loro storia le ragazze di Trento avevano preso l'abitudine di raccontarsi le esperienze, perché avevano in cuore un solo desiderio: essere Parola viva, incarnare nella loro vita ogni singola parola del Vangelo. Scoprivano che la Grande Parola, quella di Dio, aveva bisogno delle piccole parole, quelle loro, per diventare quotidianità tra la gente, per far tornare di moda il Vangelo.

Per questo comunicavano, perché erano convinte che quel che non si comunica si perde. Il bene che vivevano e le vicende positive di cui erano testimoni se non le comunicavano si dissipavano. Si riducevano in qualche modo ad un aborto, se non a un veleno, che avrebbe potuto nutrire l'amor proprio.
Tutto ciò riguardava in primo luogo le loro relazioni interpersonali, ma già nel '44, ancora durante la guerra, di fronte alle gravi tensioni che invadevano la loro piccola società trentina, accanto alla "Parola di Vita" che distribuivano ogni mese e che conteneva la spiegazione di una parola del Vangelo, queste ragazze fecero stampare un foglietto che invitava alla riconciliazione, alla fraternità. Poi lo impostarono in tutte le cassette delle lettere della città di Trento. Fu quello un prodromo di quanto sarebbe accaduto più tardi. Oggi si può dire che non ci sia media non utilizzato da chi segue l'avventura dell'Unità. Anche NetOne è un frutto di questa ondata di comunicazione nata nel 1943.
Alcune qualità del comunicatore si sono stagliate sulle altre in questi decenni.
Innanzitutto ci sembra che il comunicatore, nonostante spesso sia obbligato a fare piccole cose, se è una persona di grandi ideali, ha il mondo davanti a sé, perché poco o tanto egli va alla radice stessa della vita dell'umanità. La comunicazione è Luce, Luce che va e che viene, è creazione è Spirito. Essa svela qualcosa della natura stessa di Dio e dell'uomo.

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Marco Calamari, Punto informatico, 8 settembre 2012

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