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Rubriche

di Thomas Klann

Un motivo nel motivo

 

Bicchieri illuminati - foto di Thomas Klann

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Quando si è invitati ad un matrimonio, capita di parlare ai commensali e di non vedere un bel soggetto da fotografare giusto davanti al naso. Come stava succedendo a me.
Avendo la macchina fotografica con me - è sempre con me in questi casi - quando ho avvistato il motivo per una foto, avevo solo da inquadrarlo nel modo giusto.
Da una finestra entrava una luce abbondante che illuminava tutto lo scenario che volevo fotografare.
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di Thomas Klann

Grattacieli che 'mangiano' le favelas

 

Grattacieli che 'mangiano' le favelas a San Paolo - foto di Thomas Klann

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Recentemente sono stato in Brasile, per motivi di lavoro. Il mio equipaggiamento per le riprese video era composto in maggior parte da “action camera”.
Sono telecamere con dimensioni e peso ridotti, che possono essere montate su un drone, un quadrocopter.
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di Thomas Klann

Il punto di fuga

 

Prospettiva - foto di Thomas Klann

(clicca per ingrandire)

Riprendo dalle ultime due foto di questa rubrica. Una era presa dall'alto: " bisogna abituarsi a vedere le cose in una nuova prospettiva", commentavo. Perché? Perché in una foto dall'alto non esiste il cosiddetto punto di fuga.
Invece in quella che ho chiamato 'foto macro' esso esiste. Il punto di fuga sottolinea la prospettiva, ma in questo caso è fuori dall'inquadratura. 

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di Maria Rosa Logozzo

Decalogo di parole ambigue nella comunicazione economica

(sulla videoregistrazione della lezione che Luigino Bruni ha tenuto a Intermediando 2008 il 12 settembre 2008)

Non mi ero mai soffermata sul fatto che la parola dono ha in sé un’ambivalenza, espressa bene dalla cultura anglosassone dove il termine gift vuol significare dono in inglese e veleno in tedesco. “Il dono può essere una mela avvelenata quando non arriva alla reciprocità. Quando c’è qualcuno che dona sempre e qualcun altro che riceve sempre e non può rispondere, ciò nasconde sempre rapporti di potere, rapporti di dominio sull’altro”.

“Dono” è la prima di dieci parole su cui Luigino Bruni si sofferma focalizzandone ambivalenze, fraintendimenti e significati importanti persi col tempo.
Le altre sono: comunità, mercato, gratuità, concorrenza, valore, povertà, felicità, consumatore, imprenditore, costo.

Una lezione vivace e ricca di esempi, che è tutta una sorpresa. Da godere e sulla quale fermarsi. Alla fine potrà capitarci di ritrovare alcune categorie del nostro pensare quasi capovolte e di intuire che un’economia “altra” da quella che solitamente ci presentano potrebbe esistere.

Quale? Un'economia dove il mercato non ha come fine quello di battere la concorrenza ma quello di soddisfare il cliente; dove il valore non è il prezzo; dove il lavoro non è una merce ma un bene; dove la miseria va sconfitta non perché si possa diventare consumatori ma perché si possa vivere la povertà; dove felicità e piacere non si equivalgono; dove il consumatore è prima di tutto cittadino che orienta le scelte dell’impresa e l’imprenditore non è speculatore ma ha una vocazione civile; dove se sostengo un costo per l’altro sto dicendo che quel rapporto per me vale ( quindi: attenzione alla comunicazione a basso costo, spesso vale poco).

La mia impressione è che ci sia troppo poca conoscenza economica oggi nella comunicazione” dice Bruni a conclusione, e invita a inserire dei corsi di economia semplice accanto alle altre materie che si studiano a scuola. Perché “è anche libertà conoscere cosa succede quando un prezzo sale…”. E poi ancora: “Attenti alle parole, sono sempre importanti. Dietro di esse si nascondono millenni di concetti, di amori, di vocazioni.

Ritagliatela una mezz’ora per godervi qtesto video, io l’ho fatto e mi è servito.

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"Il nostro comportamento, per la sola presenza di un'altra persona, viene modificato, diviene comunicazione. Quindi non è neppure indispensabile che ci siano l'intenzionalità e la volontà di comunicare. La presenza stessa dell'altro informa il nostro atteggiamento."

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