di Michele Zanzucchi

Un giornalista senza paura

Igino GiordaniSabato 10 aprile, ho presentato la figura di Igino Giordani giornalista in quel di Taranto, al liceo Quinto Ennio, dinanzi a 200 studenti e professori del classico più prestigioso della città.

Ho presentato la sua ricca bibliografia: 4 mila articoli, 100 libri, 8 quotidiani diretti, collaborazione con 41 riviste, interessi molteplici e cultura sconfinata. Una vita chiusasi trent’anni fa, il 18 aprile 1980. Una vita con la schiena dritta, che non ha evitato a farsi antifascista e che l’ha portato a dare più volte le dimissioni, per non fare il «direttore diretto».

Più presentavo la sua figura, più mi rendevo conto, anche grazie all’osservazione delle ragazze e dei ragazzi del liceo, che Giordani è di un’estrema attualità, per vari motivi. Innanzitutto appare evidente come sia un esempio valido per i giornalisti, tutti i giornalisti, quelli almeno che vogliono “servire la verità”, o perlomeno l’obiettività. La sua onestà intellettuale, infatti, lo ha spinto ripetutamente a evitare di pubblicare notizie di dubbia origine o veridicità.

Di più, Giordani non ha mai accettato di scrivere “sotto dettatura”, cioè di modificare la realtà per motivi, diciamo così, ideologici. Inoltre, egli ha evitato rigorosamente di asservire la sua penna al potere politico. Lui stesso, deputato, conosceva bene gli ingranaggi usati solitamente dal governo e dai suoi potentati – in particolare quello fascista – per asservire giornali e riviste ai loro disegni. Di più, Giordani ha saputo anche denunciare le disonestà di chi, dall’opposizione, cercava di “smontare il regime” con l’arma della menzogna.

Altro elemento di attualità presente in Giordani giornalista è il rigore della sua documentazione e la sua capacità di avere sempre qualcosa di originale da dire: non poteva parlare di politica? Allora scriveva di cultura. Gli vietavano di trattare temi culturali? Eccolo virare sulla religione. Un suo spazio di libertà lo sapeva sempre guadagnare. Ancora, Giordani credeva fermamente che, nonostante il giornalismo non dovesse divenire arma ideologica, non poteva esimere lo scrittore, il cronista, da una precisa responsabilità civile: non solo evitare la menzogna, ma operare per la verità.

Operare, quindi non subire gli avvenimenti, ma andare loro incontro con coraggio, senza paura di operare scelte scomode. Infine, Giordani era un uomo libero, interiormente prima ancora che esteriormente. Per questo aveva una chiara coscienza dell’importanza della libertà di stampa per una chiara espressione democratica della società. E non ha esitato a protestare quando, sotto la scusa di operare per la verità, il potere politico metteva la museruola a tanti organi di stampa, sia con manovre poliziesche che con più subdole manovre economiche.

Insomma, Giordani è attuale, e l’attualità mediatica ha bisogno di uomini come lui che hanno saputo non cedere alla paura o, più semplicemente, al conformismo.

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