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di Claudia Di Lorenzi

Un seminario sul giornalismo per meglio comprendere il fenomeno migratorio

13435584_1632971260355067_3782078842425327349_n.jpg?oh=b2e25206582bc79b6d681a1c467f2388&oe=57C6D0E6Quando parliamo del modo in cui i media trattano il tema delle migrazioni, ci riferiamo implicitamente a giornali, tv, radio e siti web di matrice europea o occidentale in senso più ampio. Ovvero ai media di quei Paesi che sono terra di approdo dei flussi migratori.

Ci si interroga allora sulla qualità dell’informazione offerta, più o meno stereotipata e condizionata dall’orientamento politico dei governi. Raramente però si pensa ai media che di migrazioni parlano dalla sponda opposta, quella dei Paesi di partenza o di provenienza dei migranti, come la Costa d’Avorio.

Qui non pochi giornalisti si confrontano sul contributo dei media locali ad una corretta informazione, che da un lato aiuti a comprendere le ragioni di chi parte - non di rado spinto da Seminario Giornalismocondizionamenti culturali antichi, che tuttavia non soffocano un radicato orgoglio continentale - e dall’altro faccia luce sui pericoli del viaggio e sulla difficile integrazione di coloro che arrivano clandestinamente e con inadeguati studi alle spalle.

Di questi ed altri temi si è parlato nei giorni scorsi proprio in Costa d’Avorio, nella città di Man, nell’ovest del paese, in occasione del “Séminaire sur le journalisme" promosso da Città Nuova insieme con Nouvelle Cité presso la Mariapolis Victoria: un ulteriore capitolo del progetto di NetOne "Giornalisti e migrazioni", che dopo Budapest, Atene e Varsavia arriva in Africa.

L’evento, in corso dal 9 giugno, ha visto la partecipazione di circa quaranta giornalisti – il doppio del previsto – provenienti oltre che da diverse regioni del paese anche dal Bénin, dal Kenya, dal Camerun e dall'Angola, e si è sviluppato alternando momenti di lezione “in aula” –dalla deontologia ai cosiddetti “fondamentali” del giornalismo - con spazi di dialogo e sopralluoghi in città per raccogliere informazioni, testimonianze e immagini con cui confezionare dei reportage.

13394080_1632971163688410_6145409558140948443_n.jpg?oh=087fbbb453bae94e2343c81b38c83621&oe=57C27569“Ci siamo trovati di fronte alla classica città di queste parti: – racconta Michele Zanzucchi, direttore di Città Nuova e membro della Commissione centrale di NetOne, fra i docenti del corso - allo sguardo europeo sembra di vedere solo un gran caos, ma in realtà ad uno sguardo più attento la vita esuberante di queste parti appare avere una sua organizzazione e una sua logica”. Quindi un’attenzione particolare ai mestieri: “Abbiamo visitato un'azienda che produce mattonelle per pavimentazione da giardini o cortili partendo dalla raccolta della plastica abbandonata, una delle piaghe ecologiche della regione. Siamo poi passati alle tagliatrici di pietre (mestiere sorprendentemente femminile) appena fuori la città. Quindi ai tessitori (mestiere al contrario sorprendentemente maschile)”. Per poi osservare che “povertà e precarietà emergono accanto a vitalità e creatività”.

Dal seminario è poi emerso che fare il giornalista in Costa d’Avorio 13407087_1632971180355075_2219370993845495510_n.jpg?oh=d416b28ecdb7d5bdf49b5dbc10323695&oe=57CE48EAnon è diverso dal farlo in Europa, poiché le condizioni di lavoro si somigliano, seppur a quelle latitudini risultino amplificate: sfruttamento, imposizioni, corruzione, ritmi di lavoro eccessivi. Anche a Man fare il giornalista è praticamente una missione: “Le condizioni materiali sono così difficili – spiega Zanzucchi - che solo una spinta "vocazionale" può spingerlo a continuare (…) La professione del giornalista è la stessa ovunque. Alla fine si è messi di fronte alla propria coscienza”. Tra i presenti anche il Vescovo locale, S.E. Mons. Gaspard Beby Gneba, a testimoniare il sostegno all’iniziativa della Chiesa di Man.

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