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di Thomas Klann

Leggere attendendo

 

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Sto passando allo scanner mie foto e negativi, fatti negli anni '60, per conservarle su supporti digitali. Si nota bene come col tempo le immagini a colori hanno perso in brillantezza, in contrasto e nei toni del rosso. Ciò è dovuto al facile deterioramento dei pigmenti organici del supporto.
Le immagini in bianco e nero invece non subiscono questi danni perché utilizzano superfici di argento ossidato che non incorrono in questi problemi.

 Già in quegli anni non lasciavo mai a casa la macchina fotografica perché 'non si sa mia...'. Infatti ho ritrovato foto possibili solo nell'attimo in cui ho scattato perché l'attimo dopo la scena era cambiata, finita, passata.
E' il caso di questa foto. Mi sono ricordato di come e quando l'avevo scattata. Viaggiavo in metropolitana ed eravamo ad una fermata. Ero in piedi davanti al finestrino quando ho visto questa scena un po' insolita. Mi colpì la sua composizione: tutto era al posto giusto, secondo i miei gusti. Se avessi dovuto montare una scena del genere, magari per sottolineare un 'leggete di più', l'avrei composta giusto così.
Però allora le macchine fotografiche non erano automatiche. Si doveva verificare la sensibilità della pellicola e occorreva regolare l'apertura del diaframma, il tempo di esposizione, la messa a fuoco. Giusto il tempo di far questo velocemente, inquadrare e scattare e subito il treno è ripartito. Tenendo presente che di mezzo c'era il vetro del finestrino, e che non era proprio pulitissimo, la qualità dell'immagine non è poi così male...

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