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Marina Silva: Una leadership ispiratrice

La leader brasiliana visita Rosario, Argentina, e incontra i giovani dell'EdC. 

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Non c’è nessuno più potente di colui che ha un’idea per la quale è arrivato il tempo”. (Marina Silva)

La storia di Marina Silva potrebbe avere ispirato uno di quei libri dal titolo suggestivo: "Come superare il destino". Infatti, passare da un’infanzia di miseria e malattia in Amazzonia, circondata da quelli che gli indios chiamano "gli alberi che piangono" (il caucciù), alla direzione del Ministero dell’Ambiente Brasiliano e raggiungere quasi 20 milioni di voti nelle elezioni presidenziali del 2010 come leader di un partito verde, non è cosa di poco conto.

All'inizio quasi umile e quasi timida, Marina Silva quando parla si trasforma: la sua voce potente non colpisce a salve, nè offende, ma convince e dona insegnamenti. Una donna considerata dalla rivista Times come una delle 100 più influenti del millenio, merita di essere ascoltata.

Marina Silva è arrivata a Rosario (Argentina) e ha parlato di tante cose, ma sopratutto della “sostenibilità intesa come un modo di essere, che va tradotto nella vita delle aziende”.

La prima sfida della sostenibilità sta nel mettere in discussione la nostra visione del mondo, il nostro modo di essere e stare nel mondo. Abbiamo dimenticato l’Essere. Ai bambini, quando sono piccoli, chiediamo: cosa vorresti essere da grande? Poi quando sono grandi, li chiediamo: ora cosa vuoi fare? Dobbiamo tornare alla domanda  sull’Essere.

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Secondo Marina Silva La crisi che attraversiamo ha cinque dimensioni. C’è una crisi economica, che ci porta ad investire una grande quantità di risorse per risollevarci dalle cadute. Se un paese sviluppato entra in crisi finanziaria, il riscatto costa tantissimo. Ma si permette che cento millioni di persone vivano con meno di due dollari al giorno in una crisi permanente senza che nessuno pensi a riscattarle. Questa è una crisi invisibile, la crisi sociale.

Poi c’è la crisi ambientale, che si esprime nella profonda contaminazione dell’aria, il suolo e l’acqua, oltre ad una perdita di biodiversità. C’è anche una crisi della politica nel mondo intero. Oggi l’informazione viaggia via Internet e questo consente una maggiore partecipazione e una migliore qualità della rappresentanza, ma al tempo stesso provoca un fallimento nel modello tradizionale di intermediazione. Oggi la politica è messa in discussione sopratutto dai giovani e questo sfocia in una crisi di valori che riguarda la capacità di relazionarsi con gli altri. Viviamo in un tempo in cui possiamo dire ciò che vogliamo ma possiamo fare molto poco per cambiare le cose che ci fanno male.

Marina Silva considera se stessa come “sostenibilista progressista”, e ciò non ha niente a che fare con le categorie di sinistra, destra, centro, su o giu. E’ una nuova categoria che affonda le sue radici nell’origine, nell’infanzia della civiltà, in ciò che vogliamo essere. Il suo modello di sostenibilità economica punta sulla trasformazione dei beni e servizi in elementi per migliorare la vita delle persone, con pari opportunità. Se tutti i paesi consumassero come gli Stati Uniti, Europa e Giappone, non ci basterebbero ben quattro pianeti. Siamo arrivati al limite.

Credo che sempre di più il consumo si smaterializzerà, e questa è l’unica chance che abbiamo per salvare il pianeta, perché il pianeta non può fornire la nostra infinita capacità di desiderare cose. Ma se spostiamo questa capacità infinita di desiderare verso l’ideale dell’essere, allora il consumo si smaterializzerà e ciò che continuerà ad essere materiale sarà l’essenziale, come il cibo e la casa, le cose più durature. Così la gente avrà più libertà. C’è un limite per tante cose, ma non per essere più creativi”.

C’è un numero significativo di aziende che hanno cominciato a capire che la sostenibilità non può essere percepita come un modo di fare le cose. Deve essere vista piuttosto come un modo di essere, che deve avere una traduzione anche nella vita delle aziende, nei loro prodotti, nei materiali e nei processi. La gente vuole sapere se c’è una qualità etica, se vanno rispettati i diritti dei bambini, se va rispettato l’ambiente, se c’è un impegno verso le generazioni future …

Dal punto di vista 20140528 rosario2ambientale, è necessario che l’uso delle risorse non comprometta i diritti di quelli che non sono ancora nati …. Come dicono in Kenia: abbandoniamo l’idea di lasciare la terra come eredità ai rostri figli; pensiamo piuttosto che sono stati loro a lasciarcela in prestito”.

Quando le si pogono domande sul futuro, Marina risponde: "Non sono né ottimista ne pessimista, sono persistente e sognatrice".

Quando ci avviciniamo per salutarla, ci presentiamo come giovani dell’Economia di Comunione e ci sentiamo dire con grande sorpresa: “Eu conheço o Polo Ginetta en Brasil”.  Cosa possiamo aggiungere noi? Conosce l’EdC di prima mano…


 

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